di Paolo Capelli FIORENZUOLA — E' sempre lui. Passano gli annimain vetta al circuito internazionale delle Sei Giorni c’è sempre Bruno Risi. Prima con Betschart ora con Franco Marvulli, estroverso e forte pistard di sangue italiano. I due, come abbiamo scritto più volte sulle eco della Sei Giorni di Torino, sono arrivati inriva all'Arda con una condizione che non lasciava scampo agli avversari e chiudeva il pronostico prima ancora dell'avvio della lunga corsa al trono delle tre rose. Il sigillo,come vuole il copione ben consolidato di questo genere dimanifestazioni che esaltano lo spettacolo ciclistico, Risi lo ha messo sul traguardo dell'ultimo sprint dell'americana conclusiva, alla quale la coppia svizzera è arrivata con due soli punti di vantaggio (187 contro 185) su quella belga Keisse- De Keetele e con gli olandesi Slippens-Stam ancora in gioco a quota 181. Guarnieri- Ratajczyk, pure a pieni giri ma lontani ai punti (148), eranoinvece ai margini della corsa di vertice.La loro battaglia è finita con una quindicina di giri d'anticipo, quando le coppie inlotta per il successo hanno azzerato anche il secondo dei due attacchi che avevano lanciato in solitudine. Ma era prevedibile che non potesse andare a segno. Bruno Risi ha poi rischiato di perdere il trono, conquistato lo scorso anno, nella preparazione della volata che ha spento le luci sul luna park della Valdarda, nel corso della quale ha lasciato tre metri aKeisse e Stam per poi vincere con una fantastica rimonta, che ha fatto esplodere le tribune del velodromo. Ma era tutto calcolato dall'alto di una classe e di una condizione che ha sedato gli avversari del circuito internazionale fin dal primo dei sei giorni di gare. Segnatamente belgi e olandesi, i soli, visto il campo dei partenti, che coni campioni svizzeri potevano ambire al successo finale. A fronte della situazione di stallo che si è andata creando, in attesa della serata finale, sono saliti in cattedra Guarnieri- Ratajczyk. Forse più il secondo del primo in quanto nelle volate il ‘Principe’, che eramolto atteso, si è visto poco in virtù di una condizione non ottimale. Come del resto, con molta onestà, aveva annunciato. Rimane il fatto che a tenere il banco delle serate intermedie sono stati loro, anche con spettacolari giri lanciati, l'ultimo dei quali condotto sabato sera a 65,064 km/h. A soli 2/10 di secondo dagli specialisti Colla-Donadio, i cui gesti atletici hanno incantato la platea tutte le sere con, venerdì, un giro a quasi 68 orari. Sul resto del fronte resta da dire che i campioni d'Italia Ciccone-Masottihanno gareggiato sui loro standard, al contrario degli argentini Curuchet- Perez i quali, pur finendo in crescita, sono stati un po' sottotono. Inqualche occasione si è fatto vedere anche Ivan Quaranta mentre il piacentino Samuele Marzoli, dopo la brutta caduta della seconda serata, ha avuto ilmerito di rimettersi in gioco continuando a dare il suo contributo allo spettacolo.