Gli astronomi hanno ricostruito i suoni con i quali è stato generato l'universo, mostrando che esso non nacque con un sonoro bang ma con un tranquillo sussurro che divenne a poco a poco un lento ruggito. Lo riporta il sito on line della BBC, secondo il quale Mark Whittle dell'Università della Virginia ha analizzato quella che gli scienziati chiamano Cosmic Microwave Background radiation (CMB, ossia il rumore di fondo dell'Universo misurato nella frequenza delle microonde). Prendendo in esame questi dati, lo scienziato si è accorto nel corso della vita dell'Universo si sono prodotte leggere variazioni nella sua densità, ciò che a un osservatore esterno apparirebbe come onde su un mare altrimenti calmo e uniforme. Queste onde, se se ne calcola la frequenza sono distanti 30mila anni luce l'una dall'altra e vibrano ad una frequenza che è di 55 ottave al di sotto della più bassa nota che può emettere un organo. Naturalmente, se questo suono viene trasposto 55 ottave più in alto si potrà ascoltare il suono dell'Universo. Il Big Bang, avvenuto circa 14 miliardi di anni fa, si è prodotto in un istante assolutamente privo di suoni, argomenta il dott. Whittle, ma via via che l'Universo si espandeva, si propagavano anche le onde sonore. Per i primi 400mila anni di vita, l'Universo ha emesso un acuto vagito, proprio come un neonato, che si è successivamente abbassato di tono fino ad assomigliare ad un ruggito profondo. Il professor Whittle, evidentemente esperto anche di musica, ha aggiunto che col progredire dell'espansione il suono dell'Universo si è trasformato: da un trionfale accordo in modo di terza maggiore ad una più riflessiva terzina in modo minore. «È stata una cosa molto naturale da fare -ha detto Whittle- e sono sorpreso che finora nessuno l'abbia fatto».