di Livio Caputo E’ questo un momento storico nel quale l’attenzione del legislatore, degli organi di governo e dell’opinione pubblica appare centrata sulle attività professionali. Progetti di riforma e spostamenti di competenze rendono, forse, opportuna una rivisitazione dei singoli settori di attività, per approfondirne matrici, sostanza, prospettive, e, perché no, utilità concreta. Questo è l’atteggiamento con il quale intervistiamo il Presidente del Consiglio Notarile dei Distretti Riuniti di Cremona e Crema, Giovanni Battista Donati. Notaio Donati, come ha iniziato la professione? Perché l’ha scelta? «Nella mia famiglia ho sempre sentito parlare di diritto e in seguito si è sviluppato in me un forte interesse verso le materie giuridiche. Ho iniziato la professione di avvocato nello studio di un mio caro zio. E’ stato molto stimolante ma il mio vero obiettivo era il notariato. Le motivazioni sono molteplici, ed anche qui, vorrei scremare dai luoghi comuni. Si tratta di una professione serissima: il notaio si occupa della riscossione delle imposte per conto dello Stato; è responsabile della effettività degli acquisti immobiliari; è chiamato ad attività ricognitive, di accertamento, di verbalizzazione volte ad assicurare pubblica fede in esplicazione della funzione attribuita dall’Ordinamento Statuale Italiano al notariato, ciò implica che il notaio è garante della legalità e sicurezza delle contrattazioni in cui interviene, con dovere di adeguamento delle clausole contrattuali alla legge; per questa finalità, al notaio è attribuita la funzione di certificazione; tutto questo è quello che sta, cioè, dietro alla .... ‘firma davanti al notaio’; si consideri, infine che l’esercizio dell’attività notarile concreta lo svolgimento privato di una pubblica funzione senza costi organizzativi a carico dello Stato e che il notaio ha il dovere di svolgere sempre personalmente la propria funzione. L’attività si evidenzia, quindi, come molto impegnativa: qualcuno, per gioco, ci chiama ‘beni immobili per destinazione’, a significare che anche la libertà di movimento è limitata dal dovere di assistenza alla sede e di fare fronte alle esigenze della clientela». Da quanti anni esercita? E’ soddisfatto di essere diventato Presidente del Consiglio Notarile? «Ho superato il concorso nel 1979. Gli inizi sono stati impegnativi. Per superare il concorso è necessario applicarsi totalmente, e comunque, per apprendere appieno tutti gli aspetti pratici della professione, ci vuole anche il tirocinio. Ad ogni modo, se le cose sono andate bene, devo ringraziare anche i colleghi anziani: c’è molta solidarietà, e quindi il notaio esperto può essere il punto di riferimento del notaio giovane. Con i miei colleghi di consiglio (le decisioni si prendono insieme, ogni cosa viene discussa in gruppo) si parla sovente di ‘concorrenza utile’ e di ‘concorrenza inutile’. Non mi fraintenda, non sto utilizzando la parola nella sua accezione propriamente macroeconomica, bensì in quella di uso corrente. Utile è la concorrenza che ci spinge ogni giorno a migliorarci, ad essere in grado di soddisfare le esigenze di portatori di interessi diffusi nel modo più efficiente possibile. Il Notariato lavora quotidianamente per migliorare la qualità scientifica dei suoi notai. Abbiamo sistemi di aggiornamento e strutture comuni, dalle quali tutti attingiamo, senza cercare di prevalere l’uno sull’altro in modo scorretto. Faccio un esempio. Recentemente il legislatore ha esteso la competenza per le vendite immobiliari nell’ambito delle esecuzioni forzate (prima a noi riservate) a commercialisti ed avvocati. Benissimo. Questo settore è stato da noi organizzato in maniera molto analitica e precisa, con istituzione di uffici ad hoc a ciò deputati; sulla sua efficienza, carta canta, poiché i tempi di durata delle esecuzioni si sono ridotti da otto anni a diciotto mesi. Quindi semplicemente confido (e, le assicuro, ne sarei felice) che questa gestione comune delle procedure non porti ad una recessione delle tempistiche. Guardi, il problema non è di poco momento; è un problema di sistema. Il sistema economico deve funzionare; il sistema giuridico lo deve supportare. Perchè ciò avvenga si deve formare una classe di operatori capaci, «utilmente concorrenziali»: questa classe si forma con le strutture e con la selezione. La semplificazione deve essere del sistema e delle procedure; la deregulation deve essere oculata, affinché non si creino delle sacche di liberismo che possano divenire di libertinaggio. Faccio un altro esempio: le vendite di autoveicoli. Per noi notai erano più un servizio che un settore professionale proficuo. Tutta la stampa, specializzata e non, ha posto in evidenza come i costi notarili ammontassero all’incirca a venti/trenta Euro per pratica: questo è il risparmio per l’ utente, ammesso che non debba pagare nuovi balzelli, e per di più il servizio notarile era reso in centri organizzati dal Notariato stesso (Crema e Cremona sono stati tra i primi in Italia) che rafforzavano l’efficienza e l’imparzialità della prestazione notarile». Quali sono i compiti del Presidente del Consiglio Notarile? «Mi perdoni, ma preferisco ribaltare la domanda; le attribuzioni sono del Consiglio, di cui io sono Presidente, con un margine di ruoli personali. L’Organo è il Consiglio, che si compone di sette membri, dei quali uno svolge le funzioni di Presidente, uno di Segretario e uno di Tesoriere (attualmente i Consiglieri sono: dr. Giovanni Barbaglio; dr. Carmine Mario Gaudio; dr. Tommaso Gianì, che svolge le funzioni di segretario; dr. Carlo Guardamagna che svolge l’attività di tesoriere; dr. Umberto Ponti; dr. Paolo Salvelli). Il Consiglio ha funzioni di vigilanza sull’attività notarile che si svolge nel distretto, sia per quanto concerne i singoli notai, sia per quanto concerne la categoria genericamente intesa. Ci riuniamo periodicamente e qui affrontiamo di volta in volta le tematiche che ci interessano; ciò che mi appaga maggiormente sono la semplicità, la lealtà e la collaborazione che caratterizzano queste riunioni, dove la voglia di risolvere i problemi prevale sul formalismo». Insomma, mi sembra la sua valutazione del notariato latino sia positiva. ma non crede che un sistema di common law sia più moderno, perché meno formale? «Sono contento della domanda, perché mi dà modo di chiarire alcuni punti importanti e perché questo è stato il tema del 41° Congresso Nazionale del Notariato svoltosi a Pesaro che appunto era titolato ‘Civil Law e Common Law - Sviluppo economico e certezza giuridica nel confronto tra i due sistemi’, congresso che è stato molto importante a livello politico e scientifico per capire il nuovo e importante ruolo che il notaio oggi ricopre in questa società. La matrice anglosassone ci condiziona pesantemente nel settore commerciale ed è solitamente accattivante anche (o forse soprattutto) nei suoi aspetti più superficiali e scenografici. Allo stesso tempo il notaio viene collegato ad un’immagine dell’Italia come paese retrogado, farragginoso e clientelare. Ecco, bisognerebbe riuscire nell’esercizio mentale di pulizia dagli archetipi. I paesi di common law hanno un livello di litigiosità esplosivo: il costo delle liti in tali Paesi ammonta al 2,5% del PIL, mentre in quelli in cui vige la civil law tale costo scende a un minino del 0,4% sino ad un massimo del 1,4%; infatti mancando un pubblico ufficiale che garantisce l’imparzialità nella redazione dei contratti tra privati, le convenzioni si costruiscono attraverso compromessi giostrati dai rapporti di forza. La parte debole soccombe sempre, perché la logica è veramente quella del ‘che vinca il più forte, il più scaltro’ (quello che sa meglio usare il diritto, quello assistito dall’avvocato più esperto e quindi più costoso, quello che ha più denaro da spendere). E’ facile fare confusione tra forma e formalismo. E’ facile dire che nei paesi anglosassoni i contratti sono più semplici, perché non c’è il notaio che deve ‘mettere il timbro’, anzi i timbri, le marche e quant’altro, che sono sempre troppi, e che quindi ci sono meno costi, perchè il notaio ‘ha dei costi’. Ma le forme notarili sono forme di garanzia, non forme fine a sè stesse, e quindi di puro formalismo; servono, servono eccome, e fanno risparmiare i costi di contenzioso di contratti ambigui e parziali prodotti da un sistema in cui non vi è un garante della legalità».