Nestlé ha rispettato i tempi e i patti e ha formalizzato la propria intenzione ad accogliere l’offerta formulata dal Gruppo svizzero Tmt per la cessione dello stabilimento Buitoni di San Sepolcro. Mettendo fine alle preoccupazioni espresse dai lavoratori dello stabilimento che avevano generato nei mesi scorsi una mozione unitaria sottoscritta dai capigruppo di tutte le forze di maggioranza in consiglio regionale dell'Umbria. La posta in gioco era alta e in ballo c’erano 500 posti di lavoro che secondo le organizzazioni sindacali, che si aspettavano forse un maggiore interesse da parte delle grandi multinazionali della pasta, potevano essere a rischio. Ma da Nestlè avevano ostentato “tranquillità” già un mese fa. “Sebbene le difficoltà registrate negli ultimi tempi dal settore dell’industria della pasta, probabilmente chiuderemo la vendita entro giugno, come avevamo già preannunciato. Non c’è alcun motivo di preoccuparsi”, aveva dichiarato la multinazionale. “Non ci saranno tagli occupazionali”, dichiarano ora dalla multinazionale al VELINO. Spiegando che la scelta è ricaduta su Tmt proprio perché “era l’unica in grado di soddisfare i requisiti di salvaguardia delle attività, di continuità occupazionale e di sviluppo del sito produttivo e del marchio Buitoni”. Ad averla quindi spuntata su Colussi, e Fabianelli – i due pretendenti italiani - è stato il Gruppo svizzero Tmt Finance Sa, già proprietario del Pezzullo molini pastifici mangimifici Spa e dei marchi Giglio e Polenghi appena acquisiti da Parmalat. Il prossimo passo sarà quello di fissare una data con i sindacati per la valutazione dell’offerta. Poi si andrà avanti con la cessione. “Il tutto entro il mese di luglio”, promettono dalla multinazionale.Una decisione, quella di Nestlé di cedere lo stabilimento del prestigioso brand italiano della pasta a Tmt, che è stata valutata positivamente dalla Uila-Uil. “Questa decisione finalmente chiude un lungo periodo di incertezze e strumentalizzazioni su veri e presunti candidati all’acquisto dello stabilimento e sulla sua stessa sopravvivenza industriale”, fanno sapere dalle segreterie nazionali e provinciali di Arezzo. "La sola alternativa alla vendita - ammettono - sarebbe stata la chiusura dello stabilimento di San Seplocro”. L’organizzazione sindacale, del resto, “non ha mai espresso preferenze o ostilità per l’uno o l’altro possibile acquirente”. Ragione per cui la Uila “fin d’ora si dissocia da ogni attuale o eventuale azione sindacale volta a contestare a priori la nuova proprietà dello stabilimento, prima ancora di averne conosciuto e valutato le intenzioni”. La Uila-Uil intende confrontarsi già nei prossimi giorni “direttamente e costruttivamente con la nuova proprietà dello stabilimento, senza pregiudizi e senza intermediari, discutendo e valutando nel merito i progetti industriali utili e necessari al consolidamento e allo sviluppo della struttura produttiva e occupazionale della Buitoni di Sansepolcro. Assumendo in piena autonomia – concludono - le decisioni e le iniziative coerenti e conseguenti all’esito di tale confronto”.La decisione della multinazionale svizzera di vendere Pasta Buitoni è dovuta al fatto che quello della pasta è un mercato che si comporta come una commodity e per questo servono volumi consistenti. “E la pubblicità necessaria - sulla quale investire ogni anno per far funzionare un'impresa - equivale all’intero ricavo attuale dello stabilimento in vendita: 50 milioni di euro ogni anno”, avevano già spiegato dalla Nestlè. Ma l’operazione non prevede la vendita dei prodotti surgelati dello stabilimento di Benevento (che conta 150 addetti) e dei prodotti pronti, come le salse e le paste ripiene, dello stabilimento di Moretta, in provincia di Cuneo, (250 dipendenti). Dei tre miliardi di euro che Nestlé fattura in Italia, Buitoni copre 400 milioni. Di questi, 50 milioni provengono dallo stabilimento storico di Sansepolcro, ora ceduto alla Tmt, e il rimanente dagli stabilimenti da cui escono i prodotti pronti e surgelati. Settori sui quali la multinazionale ha investito molto negli ultimi anni perché “c’è un grande valore aggiunto e novità di mercato”, avevano proseguito dall’azienda. “Siamo riusciti dove altri hanno fallito, (è il caso di Barilla con i ‘4 Salti in padella’) e siamo stati i primi, seguiti poi da Rana, a lanciare sul mercato le basi per le sfoglie, le torte liquide e le salse pronte come il nostro famoso pesto pronto, conosciuto in tutto il mondo”. Se infatti dal 1995 al 2008 il fatturato di Buitoni si è quadruplicato, l'aumento è dovuto soprattutto al settore legato a prodotti pronti e surgelati, “dato che quello della pasta – avevano infine concluso dalla direzione italiana di Nestlé - è rimasto nel frattempo più o meno stabile”. (Il Velino)