Scrivere un libro per stamparne un miliardo di copie e guadagnare una fortuna. È quanto ha realizzato Mao Zedong che nel corso di anni di onorata carriera, mentre perseguitava migliaia di scrittori, artisti e intellettuali per le loro idee capitaliste, ha accumulato una ragguardevole ricchezza con il noto “Libro delle guardie rosse”. Nel corso degli anni si è parlato addirittura di 130 milioni di yuan, pari a 17 milioni di dollari. Il corrispondente della Bbc a Pechino Michael Bristow ci ha recentemente informato che in Cina si è riaperto il dibattito su chi debba ereditare questa somma. Come è noto il “Libro delle guardie rosse”, venne pubblicato in Italia negli anni Sessanta dalla casa editrice Feltrinelli. Come suggerisce il titolo, il piccolo volume è una raccolta di pensieri del dittatore comunista sui principali temi della vita politica e della società cinese. Di questo testo ne sono state stampate almeno un miliardo di copie. Il valore del “Libro delle guardie rosse” nel 1967 era di ben 780 mila dollari. La cifra è salita a 17 milioni e 800 mila dollari nel 2001. Il partito comunista cinese ha dibattuto a lungo su chi avrebbe dovuto ereditare quella fortuna. A rastrellare questa somma ci ha provato la quarta moglie di Mao, Jiang Qing, leale sostenitrice della Rivoluzione culturale. Per ben cinque volte Jiang Qing ha provato a fare il grande balzo verso il deposito dei diritti d’autore ma non c’è riuscita. Il partito comunista ha scelto politicamente di non dare soldi agli eredi della famiglia ritenendo che quei libri fossero stati scritti per il popolo cinese, per la “saggezza collettiva” e non per fare la fortuna dei familiari di Mao. Roderick McFarquhar, docente universitario ad Harvard e autore di numerosi saggi sul dittatore cinese come “Mao’s last revolution” spiega che il vero problema è che il “Pcc ha permesso a Mao di incassare somme enormi. Dal momento che Mao era il presidente del partito, posso dire che vi è stata per il capo del partito una sorta di conflitto di interesse”. Ma in Cina parecchie persone sostengono che questi guadagni non sono una contraddizione perché sono finiti nelle tasche dei poveri. L’ex giornalista Liu Tieyng, spiega che Mao è stato un vero leader ed è “molto diverso dai responsabili del Pcc di oggi. Egli ha dato tutto per la rivoluzione e ha fatto morire suo figlio in guerra”. Ma avrà dato veramente “tutto” per la rivoluzione? Stando alle ingenti somme prodotte dal “Libro delle guardie rosse”che si stanno disputando gli eredi, pare proprio di no.