| Brando
è sotto l'albergo Principe con una lettera di Iris nella tasca della giacca
e un sorriso smorzato. La notte è dappertutto. Un passante, con un cappellaccio
che gli copre lo sguardo, scruta Brando come i lampioni scrutano l'asfalto.
Brando ha lasciato l'ultima stanza dell'ultimo albergo del pianeta. Non
ha più un soldo e il suo cuore non ha più una casa. Pensa a Iris, alla sua
fuga improvvisa, al suo furore romantico. Una lettera è ciò che gli rimane
di lei: "Mio Brando, mio gigante buono, avrei voluto vivere con te, ma tu
sai cosa me lo impedisce. Credevo che l'amore fosse la soluzione di ogni
enigma: ho capito, invece, che l'amore è l'enigma di ogni soluzione. Non
cercarmi. Non odiarmi. Se puoi, dimenticami…" Brando non riesce più a leggere.
Guarda la strada buia e ripone la lettera nella giacca. E' tardi. Decide
di chiamare un taxi, ma si accorge di aver dimenticato il cellulare nella
stanza del Principe. "Scusi, potrei andare di nuovo in camera? Ho dimenticato
il mio telefonino". Il guardiano dell'albergo, mezzo addormentato su una
poltrona rossa, senza alzarsi, gli dice: "La chiave è l'unica senza numero.
Se non c'è vuol dire che è occupata. Faccia lei". Brando non trova la chiave
e sale in camera con l'ascensore dove uno specchio a forma ovale inchioda
la sua sofferenza. La camera è occupata. Bussa: nessuno risponde. Insiste:
niente. Dopo venti minuti, un uomo sui quaranta apre la porta: "Ma lei chi
è?". "Mi perdoni, sono mortificato, ma ho dimenticato il mio cellulare sul
comodino…". "Non ho visto nessuno cellulare, comunque venga dentro e vediamo
dov'è"… |