di Riccardo Maruti CREMONA—Nel 1787 in città operavano 191 sarti, erano attive 200 imprese dedite alle calzature e ben 86 osterie (due delle quali con alloggio dichiarato) contribuivano a offrire ristoro a cremonesi e ‘forestieri’. Questi sono solo alcuni — curiosi eppur significativi — dei dati contenuti nel volume 1787: la Camera di Commercio conta le sue imprese edito dall’ente camerale nella collana Storie di mercati, mercanti ed artigiani in Cremona dal Trecento all’Ottocento. La pubblicazione è stata ufficialmente presentata in una sala Maffei letteralmente gremita (quasi 200 i presenti) dalla curatrice del volume Carla Almansi, responsabile dell’archivio storico camerale. L’edizione rappresenta un vero e proprio censimento industriale e commerciale di portata provinciale (il primo in assoluto di queste proporzioni), che inquadra felicemente l’attività economica della realtà cremonese di fine Settecento, offrendo — di riflesso — un suggestivo spaccato sociale e culturale. Punto di partenza della ricerca confluita nella pubblicazione è la grida emessa da Giuseppe II nel 1786, con la quale l’imperatore chiedeva alle nuove Camere di Commercio, sorte in luogo delle vecchie Camere Mercantili, di «pensare al modo cauto e regolare con cui esigere le necessarie notificazioni» delle ditte attive sul territorio. Quel che ne derivò fu un censimento dettagliato, ai nostri occhi sbalorditivo, i cui esiti sono raccolti in otto volumi tuttora custoditi nell’archivio storico. «L’accuratezza e la precisione negli indirizzi delle registrazioni—ha evidenziato il presidente Auricchio nel suo intervento introduttivo— ci hannoconsentito di ricostruire la localizzazione delle antiche botteghe situate nelle contrade e nelle piazze poste attorno alla Cattedrale, da sempre identificate come la principale zona mercantile». E’ il caso, ad esempio, della locanda della Colombina, il cui emblema in rilievo è ben visibile in piazza Sant’Antonio Maria Zaccaria. Il libro, nelle sue 130 pagine arricchite da preziose illustrazioni, restituisce pure l’immaginedi unaprovincia assaidiversa per estensione geografica (la Calciana fa oggi parte della Bergamasca, mentre Cremasco e Casalasco erano entità a loro stanti) e, soprattutto, per vocazione commerciale e industriale. Almansi ha tratteggiato con parole vive i contorni di una Soresina «popolata di tessitori e illuminata dalla luci delle lampade ad olio», ha descritto con toni immaginifici i «paesi che bordeggiano la riviera del Po, costellati di mulini e animati dai saccaroli» e ha parlato appassionatamente dei quartieri periferici cittadini, «una volta esclusi dalla città e affollati di venditori di legumi». Il volume, attraverso i numeri del censimento, ricostruisce così una realtà complessa e multiforme attraverso l’analisi degli accadimenti storici e l’indagine di quel tumultuoso fermento sociale che, sul finire dell’ancien régime, contrapponeva classe mercantile e nobiltà. 1787: la Camera di Commercio conta le sue imprese diventa, così, un nuovo e importante strumento di studio della storia cremonese. Dei fatti politici, dell’evoluzione commerciale e dei costumi della gente.