A partire dal 27 ottobre 2007, per la prima volta, l'Ultima Cena di Leonardo da Vinci, opera tra le più discusse e controverse di tutti i tempi, dichiarata patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, sarà liberamente visibile in ogni minimo dettaglio da chiunque sul sito internet www.haltadefinizione.com. L’iniziativa è stata presentata dalla casa editrice De Agostini nella Sagrestia del Bramante, nel complesso conventuale di santa Maria delle Grazie a Milano. L’Ultima Cena di Leonardo ha più di cinquecento anni ed è forse, insieme al Giudizio Universale di Michelangelo, il dipinto murale più famoso al mondo, e come tale è stato visto direttamente o attraverso riproduzioni fotografiche da miliardi di persone. Solo pochi fortunati però hanno avuto l’opportunità di vederlo a distanza di qualche centimetro e conoscere ogni minimo ed emozionante particolare del disegno, dei colori ma anche delle condizioni conservative. Da così vicino lo ha visto ovviamente Leonardo e quelle poche persone, qualche centinaio, che in questi secoli si sono avvicinati al dipinto per restaurarlo a volte, nel passato, anche con esiti infelici. Queste nuove riprese con tecnica digitale ad alta definizione, che saranno accessibili tramite internet, danno dunque la possibilità a tutti di osservare ogni più recondito particolare, apprezzare le trasparenze del cielo, l’incarnato dei volti, gli oggetti della tavola, ma anche le condizioni del muro su cui è dipinto e la delicatezza dell’ultimo intervento di restauro, curato da Pinin Brambilla, con il quale sono stati rimossi l’accumulo di sporco e le ridipinture dei secoli passati per arrivare al vero disegno e al vero colore leonardesco. L’Ultima Cena è stata oggetto nel passato di importanti campagne fotografiche con le migliori tecniche in quel momento a disposizione, da quelle d’inizio Novecento in bianco e nero attraverso le grandi lastre di vetro a quelle degli anni Ottanta eseguite a colori a scala 1:1. Questa nuova campagna fotografica, dunque, eseguita con raffinata tecnica digitale, è un fondamentale contributo documentale-scientifico che prosegue questa tradizione. Questa iniziativa, oltre all’evidente carattere conoscitivo e divulgativo, rappresenta però un fondamentale contributo alla conservazione dell’opera in quanto si sono acquisite immagini che documentano in maniera fedele, come mai era successo prima, la condizione attuale del dipinto, riferimento fondamentale quando in futuro dovranno essere intraprese opere di restauro. “Quando la società Hal 9000 ha proposto questa affascinante operazione – ha dichiarato Alberto Artioli, soprintendente per i Beni architettonici e per il paesaggio di Milano - la soprintendenza ha aderito con entusiasmo ben sapendo di partecipare ad una iniziativa di notevole valore tecnico, scientifico e documentale. Per fare queste riprese è stato necessario effettuare numerosi scatti con particolare illuminazione e dunque prima di procedere nell’operazione, al fine di garantire la più rigorosa salvaguardia del dipinto, la tecnica di ripresa proposta è stata attentamente vagliata e testata dai laboratori dell’Istituto Centrale del Restauro, sotto la guida di Fabio Aramini”. L’esecuzione dell'Ultima Cena si protrasse dal 1494 circa al 1498. Quattro o cinque anni di lavoro non sarebbero spiegabili se si trattasse di un affresco: si tratta, in realtà, di un dipinto eseguito a secco, tempera e olio, su due strati di preparazione. Questa tecnica consentiva a Leonardo di procedere lentamente, dando, come ricordano i testimoni oculari uno, due o tre colpi di pennello al giorno. Da qui anche la meticolosità e l’estrema finitezza della pittura, che presenta dettagli quasi miniaturistici, molto apprezzati dai contemporanei che videro in questo esercizio di trasposizione in pittura delle infinite accidentalità presenti in natura (variazioni tonali, di luce, di chiaroscuro, riflessi, trasparenze, mobilità delle espressioni facciali) uno dei principali raggiungimenti dell’arte. Giorgio Vasari, ad esempio, lodando l’estrema finitezza della tovaglia, affermò che Leonardo aveva superato persino la natura e che questa non poteva mostrarsi in maniera migliore agli occhi dei riguardanti. L’accuratezza dei dettagli consentì a Leonardo anche di raggiungere lo scopo principale che si era prefisso: al di là della scelta del momento da raffigurare (l’annuncio del tradimento), egli riuscì a dare forma compiuta e ineguagliata alla sua concezione dei “moti mentali”, cioè alle passioni che avevano scosso le menti degli apostoli nel momento dell’annuncio, rendendole percepibili nei gesti, nelle attitudini e persino nelle espressioni dei volti, descritti con minuzia impareggiabile. Tuttavia, la stessa tecnica che aveva consentito questi raggiungimenti, fu anche la causa del degrado della pittura, tempera rimasta “appoggiata” sulla superficie del supporto e non assorbita dall’intonaco. La fotografia digitale presentata oggi, registra le condizioni della pittura murale a seguito del restauro più che ventennale (1977-1999) eseguito da Pinin Brambilla che ha recuperato molte parti dell’originale leonardesco rimaste nascoste per secoli sotto a rifacimenti successivi, restituendo leggibilità all’insieme e valorizzando anche talune integrazioni più tarde ormai storicizzate presenti sulla pittura. "L’osservatore - ha spiegato Pietro Cesare Marani presidente dell’ente Raccolta Vinciana e docente di Storia dell’arte moderna al Politecnico di Milano -, magari riferendosi alla ormai vasta letteratura scientifica sull’argomento, avrà modo di capire quali siano le parti autografe della pittura, scoprendone l’altissima qualità esecutiva, e quali siano, invece, le parti lacunose, dove essa è andata perduta per sempre, o, ancora, le parti dovute ai passati interventi di integrazione, come se si trovasse sui ponteggi davanti al capolavoro vinciano".