CRISTIANO ARMATI, 'CUORI ROSSI' (Newton Compton, pp. 503, Euro 16,90). Dalla strage di Portella della Ginestra alla repressione delle manifestazioni indette in occasione del G8 di Genova; dagli eccidi dei contadini e operai nel dopoguerra all'esecuzione di Peppino Impastato; fino alle recentissime aggressioni organizzate dai militanti dell'estrema destra a Roma e a Verona. Cuori Rossi di Cristiano Armati «raccoglie storie rimosse da una parte importante della memoria collettiva, sollecitato - come dice l'autore nell'introduzione - dalla necessità di dare una risposta di tipo analitico al Cuori neri di Luca Telese (le storie di ventuno camerati uccisi negli anni di piombo, ndr)». «L'Italia è una Repubblica fondata sul mistero - scrive Armati, già autore di Italia criminale e Roma criminale con Yari Selvetella -. Un concerto di forze occulte dotate di leggi speciali che hanno tramato contro le voci impegnate a chiedere dal basso il riconoscimento di diritti fondamentali e il rispetto della democrazia. Il risultato è una mai troppo ben spiegata licenza d'uccidere che, dal secondo dopoguerra fino a oggi, ha spezzato le vite di uomini e donne, spesso giovanissimi, uniti da una passione che parla di giustizia, libertà e fraternità». Cuori rossi racconta, dunque, oltre che di storie dimenticate, anche di una «guerra mai dichiarata che ha usato le armi non convenzionali delle automobili sabotate, dei candelotti lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo, degli eserciti clandestini, dei servizi segreti deviati». E Armati si interroga: «tra il malore 'attivò dell'anarchico Pinelli e il pestaggio che ha ucciso, a tanti anni di distanza, Franco Serentini e Federico Aldovrandi si crea uno spazio occupato da riflessioni inquietanti: la morte dei brigatisti Walter Alasia e Margherita Cagol fu soltanto l'inevitabile conseguenza di un'operazione di polizia? E la sorte di ragazzi come Roberto Franceschi, Francesco Lorusso, Piero Bruno o Giorgiana Masi può davvero essere spiegata utilizzando le parole 'dannata fatalita», 'tragica circostanzà o 'incidentè? Incalzato da uno stile narrativo basato sull'evidenza dei fatti, Cuori rossi affronta questi interrogativi confrontandosi con l'anima di un paese tutt'altro che pacificato. «Speravo tanto che qualcuno lo facesse - così Luca Telese, in un'intervista, ha commentato l'uscita del libro - speravo che Cuori neri avrebbe agito come un detonatore, facendo esplodere la cortina di omertà che copre i delitti politici degli anni Settanta».