SIMONA VINCI, 'STRADA PROVINCIALE TRE' (EINAUDI STILE LIBERO PP. 228, EURO 15,00). Una strada provinciale, un'Italia in rovina, vite tutte allo sbando nel nuovo romanzo di Simona Vinci, che volge al nero con una scrittura asciutta e polverosa come la storia che racconta. Protagonista una giovane donna che cammina, sola, malandata, senza memoria, senza parola, senza meta, cammina. Non mangia, non si ferma mai se non per accasciarsi stremata alla fine di ogni giorno di quel vagabondare insensato, fermadosi sul ciglio della strada, nei fienili, sull'asfalto. Cammina sfuggendo persino gli sguardi di chi la incrocia, spesso senza neppure vederla, sulla trafficata provinciale che percorre e che è popolata da un'Italia povera e arrabbiata. Vera - così si chiama - si muove in uno scenario apocalittico, solo polvere, sporcizia, abbandono ed esseri umani che sembrano conoscere solo la violenza, come il camionista che la stupra e poi la lascia buttata dietro una panchina come una cosa senza senso. Un'anima sembra appartenere in tutto il romanzo solo ad un ragazzo, Dimà, un giovane straniero dagli occhi azzurri che è l'unico a fermarsi per offrirle dei soldi per mangiare. Lo rincontrerà e scoprirà che è sopravvissuto alla tragedia una madre suicida che voleva portare anche lui, come le sue sorelle, nella tomba con lei. Si è salvato a quella tragedia, per viverne altre: insieme a Vera ucciderà incidentalmente un uomo con un furgoncino dal contenuto poco legale che guidava nella speranza di guadagnare qualcosa e uscire dall'eterna fuga della sua esistenza. Una fuga che continuerà per lui come per Vera, che parla a Dimà per affidarli una storia drammatica, che però si scoprirà non essere reale. Non ha in realtà nessun motivo per fuggire, non ha ucciso i suoi figli e il marito, come aveva fatto intendere mentendo a chi l'ha salvata per un attimo di luce nel buio della sua esistenza. Ma fuggirà anche da Dimà perchè lei vuole il buio, un oblio in cui non ha nulla da nascondere se non la felice banalità della sua esistenza, per lei evidentemente più amara persino di un triplo delitto. Giovane donna con un futuro roseo ma l'incubo di dover crescere dei bambini, di dover adempiere a quello che ci si aspetta da lei, se ne è andata un giorno da casa senza dire nulla ed ha iniziato a camminare, e spiegazioni non ce ne sono per un gesto che è qualcosa che trascende persino la follia. Un romanzo con un cuore nero insomma questo di Simona Vinci, che vuole essere amaro e sgradevole come la storia che racconta con freddezza e distacco, senza dare al lettore nessuna possibilità di salvezza cosi come non ce l'ha la sua protagonista dal simbolico nome di Vera.