Adolf Hoffmeister, 'Il gioco della sera' (Nottetempo, pp. 48 - Euro 3,00).<BR> Nell' agosto del 1930, mentre James Joyce si trovava a Parigi con la moglie Nora, un giovane poeta e traduttore cecoslovacco, Adolf Hoffmeister, lo incontrò più volte. Questa conversazione (tradotta in italiano da Laura Lepetit per la prima volta) si svolse un pomeriggio, durante il quale Hoffmeister riuscì a coinvolgere Joyce a lasciargli tradurre in greco un' opera appena terminata, Anna Livia Plurabelle, che faceva parte di quella che allora si chiamava Work in Progress e poi diventò Finnegans Wake. Joyce è cauto, si rende conto del' intraducibilità della sua opera, spiega quel che ha voluto fare, scompone alcune parole, poi mette il poeta alla prova, concedendogli una grande libertà («create una lingua nuova, fate un'altra poesia») e insieme spingendolo al compito impossibile di inventare la sua opera in un' altra lingua. Breve, intenso, e ironico, questo dialogo ci porta nel cuore della grande scrittura e della quotidianità dello scrittore, che la penna umoristica e abilissima dello stesso Hoffmeister ha ritratto più volte, mostrandocelo in giacca da casa, o col suo piccolo libro in mano e la grande ombra sulla parete.