ISABELLA MARIA ZOPPI, 'PAOLO CONTE. ELEGIA DI UNA CANZONE' (ZONA, pp. 144 - 13,00 EURO). «A me diverte scrivere musica, voglia di scrivere parole non ce l'ho mai...», confessa Paolo Conte all'autrice di questo libro, eppure arriva un momento, quando la musica è finita, in cui le parole diventano l'ultimo strumento necessario, la voce che manca per completare il disegno sonoro, «parole scritte dalla stessa mano» come dice sempre l'artista una mano paziente e maestra, disposta a consumarsi nella fatica di «tagliare, cancellare, ricominciare senza posa», finch‚ ogni sillaba trovi l'incastro giusto con la sua nota. La scrittura di Paolo Conte, per la Zoppi, è un'alchimia di linguaggi, segni, simboli e sonorità che s'allacciano, nutrendosi e interpretandosi a vicenda, per sostenere l'architettura di un'unica, vasta metafora che ci permette, se non proprio di afferrare, quanto meno di navigare il mondo, o quella visione del mondo sottesa all'opera dell'avvocato. Un universo descrittivo ed evocativo, singolare e comprensivo, la cui cifra peculiare ha reso Paolo Conte un'icona della musica in generale, e in particolare della canzone d'autore. Tutto questo, annota l'autrice, studiosa e cantautrice anch'essa col nome di Isa, quasi contro la sua stessa volontà, e in gran parte proprio grazie a quei testi che non ha mai voglia di scrivere, lui che pensa a se stesso come a un compositore, a un capo d'orchestra, a un uomo-scimmia del jazz. Isabella Maria Zoppi, nata a Sanremo, vive e lavora a Torino come studiosa delle culture migranti e ricercatrice CNR. Cantautrice, con il nome di Isa, nel 2003 ha pubblicato l'album Disoriente e nel 2005 ha realizzato, per conto dell'Istituto di Storia dell'Europa mediterranea, Porta dei Canti.