ERIKA SILVESTRI:'IL COMMERCIANTE DI BOTTONI' (FABBRI; PP.157; 9.90 EURO) - Piero Terracina è la colonna della vita di Erika: lui ha quasi 80 anni e lei poco più di venti. Lui è un sopravvissuto ad Auschwitz, lei è una ragazza che non ha conosciuto nè la guerra nè le persecuzioni. Piero ed Erika sono amici, amici veri e il libro che racconta questa amicizia è - per usare le parole di Walter Veltroni che firma la prefazione - «un piccolo scrigno, un oggetto prezioso che racchiude una ricchezza». Una ricchezza che viene dall'incontro tra un uomo che ha trovato la forza di raccontare con grande dolore e una ragazza che è stata capace di «ascoltare» quella persona e quel dolore. Anzi, Erika ha cercato Piero Terracina, ha voluto incontrarlo dopo aver sentito la sua «lezione» nella scuola dove era studentessa. Perchè? perchè le pareva impossibile che quell'uomo riuscisse ancora a ridere, a pensare la felicità, nonostante ciò che aveva vissuto nel campo di sterminio. Ma, soprattutto, perchè è stato un ragazzo come lei, un giovane di 20 anni. Da quell'incontro è nata una consuetudine umana, un rapporto intensissimo fatto di memoria e speranza e anche di profondissimo rispetto. Lo stesso che porta Erika a domandarsi a chi importa veramente quello che ha da dire Piero: «lo ascoltano per quietare le coscienze e lo invitano nei programmi televisivi, tra un numero di danza e uno di cabaret, per farlo parlare cinque minuti, appena in tempo per abbassare le luci e dire che la puntata del 27 gennaio (Giorno della memoria, ndr) è stata fatta. Meno male». Una critica durissima che dovrebbe far riflettere. Perchè Erika dice una grande verità: «a me Piero non ha insegnato solo cos'è stato Auschwitz. Mi ha insegnato cosa significa voler bene a qualcuno che non ti appartiene, che non ha il tuo cognome. Ecco, lo dico, forse mi ha insegnato persino ad amare».