KLAS OSTERGREN, 'GENTLEMEN' (NERI POZZA, pp. 575 - 18,80 EURO). I grandi sentimenti, la vera poesia alle prese con le necessità e il cinismo del potere sono il vero motore di questo grande romanzo che gioca anche sul contrasto tra il fervore degli anni Sessanta e Settanta e uno stile di vita che sembra uscito da altri tempi, tra l'io narrante Klas Ostergren, scrittore in crisi (con lo steso nome dell'autore) e che preferisce tirar pungi in palestra che stare allo scrittoio, e Henry Morgan, di famiglia molto ricca, dandy e musicista, impegnato nel progettare un grande concerto intitolato 'Europà e in altre attività misteriose (la ricerca di un tesoro?) nella cantina del suo palazzo. «Chiamando a raccolta le mie forze potrei liberare l'ingresso (per sentirmi tranquillo ho barricato la porta con un enorme e massiccio armadio di mogano) e uscire di qui. però non lo faccio. Non c'è via di scampo.Credo che questa vicenda mi abbia fatto perdere la ragione. Adesso ho una ferita alla nuca e dei nemici alle costole. Tutti gli esseri umani hanno qualche avversario, ma il mio lo condivido con i miei amici, e loro sono scomparsi». Basta questo brano per far capire come attuale scrittore svedese giochi sempre sui due piani, quello del racconto, costruito con abilità e puntando sulla suspance, e quello metaforico, esistenziale. La verità allora è che la vita è un giallo, e che la presenza di un fratello di Henry, molto diverso da lui, il celebre poeta Leo Morgan, contestatore e filosofo della slealtà, aiuta a complicare. Ma anche a chiarirci il contesto in cui tutto si svolge, perch‚ le due figure finiscono per essere, a questo fine, complementari. E poi c'è la bellissima Maud, che passa da un mondo a un altro con disinvoltura e ambiguità. Sono anni vitali, di passaggio, turbolenti, in cui il gioco dell'apparire, l'inseguimento di progetti velleitari e artistici, l'idealismo e il gioco sembrano avere ancora spazio, ma pian piano assumono i contorni di una fuga, che si rivelerà impossibile, perchè la realtà ha più forza di tutto e l'ordine va ristabilito. Si passa da una manifestazione a un concerto pop a Gardet (piccola Woodstock svedese), da dubbi maestri a locali jazz, dall'isoletta di Stormo a Stoccolma, si trova un mitra ben oliato in un cassetto e si fanno famigliari pranzi di Natale, in un connubio-contrasto tra vita quotidiana e avvenimenti che dovrebbero avere qualcosa di eccezionale. Un romanzo leggero e amaro, un racconto ironico e malinconico tra gentlemen che tirano di boxe e perdono un sacco di tempo per farsi complicati e eleganti nodi alla cravatta, suonano o scrivono versi, sembrano indifferenti e non coinvolti in nulla, eppure hanno a che fare, grazie a Maud, con Wilhelm Sterner, un finanziere con scheletri nell'armadio che li conquista con la sua spregiudicatezza. Ma tutti hanno qualcosa alle spalle che li condiziona e che il romanzo ci svelerà via via lungo le sue quasi seicento pagine (onore al coraggio di Neri Pozza nel pubblicarlo e all'impegno della traduttrice Laura Cangemi), nelle pieghe di una lotta sorprendente per il potere. Del resto la boxe è metafora della vita, e c'è chi la pratica per sport, chi per scaricare la propria impotenza e violenza, chi per addestrarsi a vincere. Ma alla fine non possono che esserci perdenti.