ERIC ABRAHAMSON E DAVID H.FREEDMAN: 'LA FORZA DEL DISORDINE' (RIZZOLI - PAG.300 - 18,00 EURO) Sono disordinato, ma almeno vivo. Non so se qualcuno ha mai detto una cosa del genere, ma, se leggerete «La forza del disordine». che parla dei «benefici nascosti del caos dall' economia globale alla vita quotidiana», forse alla fine la penserete allo stesso modo. Perchè se gli jedi si auguravano di avere la Forza accanto a sè, gli uomini normali devono forse sperare di essere disordinati, non totalmente, ma almeno di quel tanto da potere interrompere il circuito perverso dell' ordine «uber alles». Ma forse sono in molti a pensare che blocchi notes impilati uno sull' altro, matite rigorosamente temperate e messe a punta in giù nell' «apposito contenitore», graffette messe in rigoroso ordine di grandezza, siano indice di efficienza e produttività. Sarà, ma spesso quel pizzico di anarchico disordine può dare più gusto alla vita. Su questa «categoria dello spirito», Eric Abrahamson e David H.Freedman hanno pensato bene di scrivere un libro che, nella prima di copertina, porta la frase di Albert Einstein che celebra il disordine: «se una scrivania in disordine è segno di una mente disordinata, di cosa è segno, allora, una scrivania vuota?». Molte delle considerazioni dei due autori sono abbastanza condivisibili, almeno per chi non ha l' ordine in cima ai propri pensieri. Ma su altre, forse, c'è da eccepire qualcosa. Ad esempio, Abrahamson e Freedman sostengono che «ordine e organizzazione possono esigere un prezzo molto alto, e ampiamente ingiustificato» e il loro libro cerca, anzi dimostra, che «i vantaggi dell' essere ordinati e organizzati sono di norma inferiori ai costi» e che quei vantaggi 'risultano sovente illusori«. Il messaggio che il libro lancia è, in pratica, questo: individui, istituzioni e sistemi moderatamente disorganizzati si rivelano di frequente più dinamici, più elastici, più creativi e in genere più efficienti di quelli estremamente organizzati. E se qualcuno si fa prendere dall' angoscia perchè ha case o uffici o uffici sottosopra non è perchè il disordine crea problemi, ma soltanto perchè si suppone che »dovrebbe essere più ordinati e organizzati e il pensiero di non esserlo fa stare male. Il libro dei due studiosi americani, per loro stessa ammissione, è un viaggio nell' universo misconosciuto della confusione e del disordine, con tanto di esempi e analisi. Il tutto, è la legge del contrappasso, rigorosamente organizzato.