FURIO RAVERA - UN FIUME DI COCAINA (RIZZOLI - PAG.140 - 8,60 EURO) Ogni giorno, a Milano, si consumano almeno quarantamila dosi di eroina. Non lo dice la Polizia o i carabinieri o istituti demoscopici specializzati. Lo dicono le acque del Po nelle quali, quotidianamente, si sversano gli scarichi civili di una città di cinque milioni di persone (il rapporto, quindi, è di 27 persone che consumano ogni mille) che, nelle urine, lasciano la traccia di ciò che il loro organismo assume e metabolizza. La cocaina, quindi, non è più la droga difficile, quella che puoi acquistare se hai soldi in tasca. È ormai, purtroppo, alla portata di tanti e certo non abbassa la soglia di timore il fatto che nelle quarantamila dosi quotidiane ci sono anche quelle di soggetti che ne assumono più d' una nelle 24 ore. Un fenomeno quindi in fortissima crescita, per porre rimedio al quale le istituzioni oppongono - con le forze dell' ordine - la repressione o - con i programmi di dissuasione - la prevenzione. Il problema, però, ha anche un altro aspetto, che è quello della difficoltà di aiutare chi è caduto nell'abbraccio mortifero della polverina bianca e cerca di uscirne. Della sua esperienza in questa attività parla lo psichiatra e psicoterapeuta Furio Ravera in «Un fiume di cocaina». L' approfondimento relativo alle metodologie e alle filosofie da mettere a base del recupero del cocainomane costituiscono la parte scientificamente più interessante. Ma Ravera, prima, chiarisce la distinzione tra l' uso dell' eroina e della cocaina se per essa si intende un approccio 'filosoficamentè diverso alla droga. L' eroina, scrive Ravera, «esprimeva in termini tragici una posizione di rifiuto testimoniata dal disinteresse per lo stile di vita proposto dagli 'adultì e realizzata attraverso il disinteresse per ogni oggetto che non fosse l' eroina stessa». Gli eroinomani nella 'lorò droga pensavano di 'realizzare un sogno fallace di bastare a se stessi, di non avere desideri nè bisogni, una interpretazione del piacere che passa attraverso l' annullamento di ogni desiderio«. La cocaina? Esattamente il contrario: »moltiplica i desideri fino a stimolarne alcuni assolutamente inimmaginabili«, porta a spendere perchè »rende svegli ed eccitati«, portando ad un »eccesso nei consumi«. Un altro aspetto che Ravera analizza è quello legato al fatto che, in un certo senso, chi consuma cocaina attua un processo di autoassoluzione, quasi che il fatto di partecipare a un processo comunque illegale (compro cocaina, arricchisco chi traffica) sia da marginalizzare rispetto a fatti considerati ben più gravi.