NELSON DeMILLE - AMERICAN VENDETTA (MONDADORI - PAG.550 - 19,00 EURO) Quando si sente dire dal presidente degli Stati Uniti che, dopo l' 11 settembre, l' America è in guerra, si potrebbe anche pensare che questo sentimento non è condiviso dall' intero popolo che si sente - da destra o da sinistra - comunque e sempre rappresentato dalla bandiera a stelle e strisce. Ma, a camminare lungo le strade delle grandi città americane così come per quelle delle cittadine della sterminata provincia, questo sentimento è ben più tangibile di quanto si possa ritenere. Gli Stati Uniti delle megalopoli e dei centri che hanno un solo incrocio in questo sono pressochè identici, con le cerimonie dell' American legion, con le bandiere sul balcone principale di molte case, con le domeniche a messa e il barbecue acceso il sabato sera. Un Paese che, aggredito proditoriamente e ferito nel cuore della sua presunzione di invulnerabilità, ora si sente assediato al punto di decidere di stanare i suoi nemici veri (o presunti tali) in ogni angolo del mondo. Una leva emozionale sulla quale Nelson DeMille ha costruito «American vendetta», un bel librone dove si fondono le paure e la consapevolezza di dovere reagire del Paese. Protagonista della storia è John Corey, ex agente della squadra omicidi di New York, che, ferito in una operazione di servizio, ha lasciato la sua scrivania e le sue indagini. Ma non per questo ha voltato le spalle al suo Paese, perchè è entrato a fare parte - come agente a contratto - dell' Anti-terrorism task force (una struttura governativa di fantasia nella quale non è difficile, per come ammesso dallo stesso DeMille, identificare l' esistente Joint terrorism task force). Se Corey - insieme alla moglie Kate, agente dell' Fbi - sono i protagonisti principali di «American vendetta», quelli di contorno - e che contorno! - sono i membri di un esclusivo circolo, composto da esponenti della frangia più estrema della destra americana che, in un isolato albergo sui monti Adirondack, si ritrovano ad analizzare quanto sta accadendo dentro e intorno agli Stati Uniti, ma, soprattutto, a orchestrare mosse e contromosse per evitare che chi vuole attentare al cuore del 'sistema Americà alla fine vinca. Questo 'pensierò passa soprattutto attraverso la predisposizione di un piano da attuare in caso di un attacco nucleare portato sul territorio americano e che prevede una reazione durissima, anzi definitiva. Mentre in quello sperduto albergo il «pensatoio» della destra estrema pensa e progetta, un poliziotto gira intorno al luogo della riunione, forse perchè sospetta, forse perchè sa e vuole impedire. Ma quel poliziotto sparisce e tocca a Corey - il libro è raccontato in prima persona e, quindi, il protagonista è veramente il filo conduttore - dipanare una matassa che, se restasse tale, potrebbe portare al disastro non solo gli Stati Uniti, ma forse il mondo intero. «American vendetta» (c'è sempre da interrogarsi sulla scelta di alcuni titoli, che talvolta piuttosto che indirizzare il lettore, lo smarriscono) ricalca in pieno un genere molto in voga in America e che anche in Italia ha i suoi appassionati, nati sulla scia dei thriller di fanta-politica - ma mica tanto - di Tom Clancy e della sua 'scuderià. Con una trama robusta, è scritto bene e, soprattutto, per il modo con cui racconta, rende plausibile, forse addirittura futuribile, lo scenario che rappresenta, tra la paura di soccombere al 'nemicò e la determinazione di reagire.