ORLANDO FRANCESCHELLI, 'LA NATURA DOPO DARWIN' (DONZELLI, pp. 208, 16,90). Dopo il successo di 'Dio e Darwin', lo studioso e filosofo Orlando Franceschelli ripercorre il cammino che dalla scoperta della natura da parte della nascente filosofia greca e dalla sua negazione da parte della tradizione platonico-cristiana, conduce alla rinascita moderna della prospettiva che il mondo e l'uomo siano frutto di processi soltanto naturali e non della creazione di Dio. Chi ha paura di Darwin, si chiede Franceschelli? Una domanda che costringe a un'unica risposta filosoficamente rilevante: chi ha paura della natura. E dell'alternativa che, proprio nella modernità, essa è tornata a rappresentare rispetto alla creazione. E tra coloro che la natura la temono ecco in prima fila il cardinale di Vienna Christoph Schoenborn e ora il nuovo Papa Benedetto XVI, con cui l'autore polemizza direttamente. Ma lo fa da una posizione non atea, anzi che cerca un ragionevole dialogo con le religioni. Il saggio esce oggi, in occasione dei festeggiamenti del Darwin day, e offre nuovi spunti al dibattito attuale sui rapporti tra stato laico e chiesa, visto che, in ultima analisi, è proprio la non accettazione del Naturalismo che provoca la chiusura delle gerarchie religiose sui Dico e sulla fecondazione assistita. Per la Chiesa esiste solo la Creazione Divina che non tollera alcuna modificazione. Darwin rappresenta lo snodo decisivo di questa questione e della naturalizzazione della stessa mente dell'uomo che lo porta a compimento. Un evento contro cui il fondamentalismo religioso e numerose prese di posizione della gerarchia cattolica muovono attacchi pretestuosi, volti unicamente ad equiparare il naturalismo a «mito moderno», nichilismo antropologico, disperazione esistenziale. Compito del «naturalismo impegnativo» proposto da Franceschelli, con autentica e costruttiva laicità, è invece definire e coltivare le ragioni critiche e la «saggezza solidale» che esso può dischiudere alle nostre vite. Una proposta di dialogo rivolta anche ad una teologia capace di confrontarsi senza pregiudizi con l'emancipazione moderna dal creazionismo. Natura e umana saggezza, appunto: consapevolezza di essere parte di un'evoluzione bio-cosmica senza fine, e capacità di cogliere le opportunità che questa nostra condizione naturale può offrirci. È questo, per l'autore del saggio, il frutto più bello e l'esito più auspicabile soprattutto di fronte alle attuali sfide bioetiche della ragionevole libertà cui le umanissime virtù della scienza e della filosofia ci consentono di aspirare.