GOTZ ALY - LO STATO SOCIALE DI HITLER - RAPINA, GUERRA RAZZIALE E NAZIONALSOCIALISMO (EINAUDI - PAG.406 - 24,50 EURO) Stando alla definizione cara ai conservatori americani, a seconda del rapporto che hanno con gli Usa, gli Stati si dividono in amici e canaglie. Una definizione sin troppo sintetica, ma che riassume chiaramente un modo di porsi nei confronti di uno Stato che si sente più che nemico, ma pericoloso per tutti. Ma esistono anche gli Stati criminali, che si muovono seguendo una logica aggressiva - in termini patrimoniali ed economici - e che di essa si fanno forti per sostanziare le politiche di annessione, non solo in senso politico. Per Einaudi arriva in libreria un interessante libro del giornalista e saggista tedesco Gotz Aly che, a queste seppure didascaliche categorie, ne aggiunge altre («sanguinario» e «delinquenziale») per definire quel comportamento del nazismo che, insieme a quello essenzialmente politico, agì nei confronti del popolo tedesco come un irresistibile polo d' attrazione e che in un certo senso spiega il perchè, nella Germania hitleriana, nessuno - o meglio pochissimi - s'opposero alla sistematica spoliazione del «diverso» (cioè di colui che mal si acconciava con il modello propugnato dal regime) e quindi della nazione da conquistare e letteralmente spogliare. A catalizzare l' attenzione e il consenso fu soprattutto il messaggio assolutamente rivoluzionario, rispetto ai canoni imperanti, del nazismo che affermò, con la superiorità della razza ariana, anche la possibilità per ciascuno di mettersi alle spalle la scala di privilegi per pochi garantiti in passato. Per fare questo, il regime potè contare su una formidabile arma, quella della gioventù dei sui dirigenti che, forti appunto di questa prerogativa, mostrarono al Paese che era possibile ribaltare il modello della Germania imperiale e, quindi, che una nuova e innovativa classe poteva incarnare l' ideale del perfetto tedesco: diverso perchè migliore, coraggioso, giovane, rivoluzionario. E, come bene sottolinea Aly, il nazismo non si tradusse, agli occhi dei tedeschi, nella macchina repressiva che era, bensì in una utopia fatta realtà. Poco importava se il raggiungimento e l' affermazione del modello doveva passare per provvedimenti iniqui. Tutto era lecito, tutto era giustificato per dimostrare la grandezza del regime. E così accadde che, quando nel 1938, fu imposto l' aberrante balzello a carico di tutti gli ebrei e Goering pose l' obiettivo di rastrellare un miliardo di marchi, furono diligenti funzionari del Ministero delle Finanze a mettere a punto scadenze, aliquote e termini di pagamento tali da consentire di incassare ben più di quanto «l' eroe dell' aria» avesse sperato di raccogliere. Quindi un intero Stato al servizio della parte più retriva e rapace del regime, una intera ed efficiente macchina statale dimentica del giuramento di servire il popolo. Un sistema, quindi, cinicamente capace di assorbire risorse e ricchezze in qualche modo da redistribuire, perchè di esse, in fondo, si giovarono tutti i tedeschi. Quindi un atteggiamento criminale, ma fatto in nome e per conto del popolo intero. E di questo, in termini di consenso, i tedeschi furono grati ad un regime che certo non si faceva scrupoli di discriminare pur raggiungere i suoi obiettivi. D' altra parte sarebbe stato ben difficile raccogliere critiche o, per assurdo, opposizione organizzata e attiva da parte di un popolo intero che l' espropriazione dei beni dei perseguitati e quindi l' aumento della disponibilità e quindi, ancora, dell' offerta dei beni di consumo rendeva certo più soddisfatto di quelli delle nazioni vicine.