Anna Maria Carruba , 'La Lupa Capitolina. Un bronzo medievale' (De Luca Editori d'Arte, pp.78, 16 euro). Non più monumento dell'antichità, ma capolavoro medievale, la 'Lupa capitolinà, simbolo di Roma, è al centro di un libro, in uscita in questi giorni, che vorrebbe chiarire un equivoco millenario. Scritto da Anna Maria Carruba, aprirà di sicuro un serrato dibattito, perchè l'autrice scopre qui tutte le sue carte. E già un primo confronto tra studiosi è atteso in due incontri, il 13 e il 28 febbraio. Anticipando il contenuto alcuni mesi fa, l'ex-soprintendente di Roma Adriano La Regina aveva abbracciato (e ancor prima incoraggiato) gli studi di Carruba, restauratrice e storica dell'arte che nel '97 aveva eseguito l'intervento di recupero del celebre bronzo, conclusosi nel 2000 con una grande mostra. «Anna Maria Carruba ha sottratto un capolavoro all'arte etrusca restituendolo a quella medievale» scrive ora La Regina nella presentazione del volume, sottolineando che, a riprova della nuova ipotesi, «la storia dell'arte etrusco-italica non risente in alcun modo della perdita», in quanto «la Lupa in quel contesto ha costituito sempre una presenza 'extra ordinem', irrazionale, estranea a qualunque forma di storicizzazione». Mentra la nuova datazione, di epoca carolingia o più tarda, «lascia intravedere ampie prospettive di studio». Il libro, corredato di materiale fotografico eccellente sia della Lupa, sia delle sculture antiche e medievali messe a confronto, presenta per esteso le fasi del restauro e i dubbi e le perplessità che fin dall'inizio si sono presentati alla studiosa, che credeva di dover operare su un prodotto di un'officina veiente del 480-470 a.C.. La sorpresa è stata invece scoprire che la Lupa era il risultato di una fusione a cera persa in un sol getto, come si faceva nel Medioevo, mentre i bronzi antichi venivano fusi in parti separate, la testa, il tronco, gli arti, infine ricongiunti. Questo perchè non ci si è limitati a osservare l'aspetto esteriore dell'opera, ma il riconsolidamento ha imposto un'indagine nella parte interna. E lì Carruba ha rivisto il Grifo e il Leone di Perugia, con le stesse 'finestrè, che, quando si faceva un'unica colata, servivano per far passare le sbarre di ferro che ancoravano a terra l'intelaiatura necessaria per sostenere il peso delle terre di fusione. Nel libro, l'autrice confronta (con schede accuratissime) la Lupa con le opere dell'antichità e quelle coeve, secondo la nuova datazione, offrendo numerosi spunti di dibattito, anche perchè molti sono ancora i quesiti destinati a restare senza risposta.