ROBERT TANZILO, 'MILWAUKEE 1917' (EDITORIALE UMBRA; 149 PAG. 9 EURO). «Il loro procedimento penale dovrebbe avere effetto. Insegnerà a questo genere di persone che, quando vengono in questo paese a godere delle nostre opportunità, devono anche ubbidire alle nostre leggi». Il fenomeno migratorio adopera sempre lo stesso lessico e uguali concetti, perfino a distanza di un secolo: gli autoctoni da un lato, guardinghi, gli immigrati dall'altro, in cerca di pane e identità. Cosi le parole usate nei confronti degli italiani emigrati negli Usa dal capo della polizia di Milwaukee, Janssen, hanno lo stesso tono e peso di quelle che alcuni italiani rivolgono agli emigrati nel nostro Paese. Tanto più pesanti perchè pronunciate il 21 dicembre 1917, il giorno dopo la chiusura del primo grado di un processo farsa conclusosi con una sentenza di condanna a 25 anni di reclusione per undici anarchici italiani tra i quali un bambino. «La condanna avrà un effetto salutare nello sradicare queste organizzazioni», rafforzò il procuratore distrettuale Winfred Zabel, uno dei vergognosi protagonisti di quel processo. La storia è narrata da un giornalista statunitense, Robert Tanzilo, esperto della storia degli italiani in America, in 'Milwaukee 1917', uno degli eleganti quaderni editi dal Museo dell'Emigrazione di Gualdo Tadino (Perugia). A carico degli undici imputati c'era un'accusa pesantissima: aver partecipato a vario titolo al più grave attentato contro la polizia della storia americana fino all'11 settembre, quello del 24 novembre 1917 in cui morirono nove poliziotti e un civile, una donna. In realtà la bomba era destinata al pastore evangelico della zona di Third Ward, l'italiano August Giuliani, che per tre domeniche con un gruppetto di fedeli era andato a cercare proseliti per lo sforzo bellico americano cantando nelle strade di Bay View. Consapevolmente aveva scelto il posto sbagliato: Bay View era un'enclave di anarchici che, incuranti dell' Espionage Act, si dichiaravano apertamente contro la guerra. Dopo crescenti inviti a non tornare, la terza volta, il 9 settembre 1917, la visita di Giuliani fini in sparatoria: a terra rimasero due italiani, altri due furono ricoverati insieme con altrettanti poliziotti. Due mesi dopo, la bomba depositata davanti alla chiesa di Giuliani e poi portata alla centrale di polizia, dove esplose. Erano gli anni del Terrore Rosso, degli anarchici di Luigi Galleani e di un America che affrontava con stizza le sue paure. Gli italiani, a dispetto dei tantissimi onesti, simboleggiavano anche Mano Nera e un'etnia violenta, quasi come gli irlandesi, e quindi furono spesso oggetto di pregiudizi e atteggiamenti xenofobi. La stizza poco più tardi si sarebbe trasformata in aperta ingiustizia con la condanna a morte di altri due anarchici, Sacco e Vanzetti. Il processo di appello nel gennaio 1919 scagionò nove degli undici, che però furono ugualmente deportati in Italia. I responsabili della bomba non furono mai individuati; Giuliani invece sottolinea Tanzilo - fu sempre sospettato essere un informatore della polizia. Qualcuno si spinse a dire che la sua insistenza per Bay View fosse proprio un tranello per gli anarchici.