'FIGLIO DI VETRO' di GIACOMO CACCIATORE (EINAUDI - 163 PAG - 14 EURO) La famiglia. Quella di Giovanni, che ha nove anni, una mamma che grida, piange e fa fare brutte figure se non prende le gocce che la fanno stare tranquilla, un papà che se lo porta appresso alla Pasticceria Francese dove incontra i suoi amici e quando fa il giro dei negozi. Ma a Palermo c'è anche un'altro genere di famiglie, quelle di mafia, e quando la mamma dice a Giovanni che suo padre ha due famiglie, lui pensa a Matteo Scavone, che è il capo di papà il pomeriggio, e a quell'altro signore che papà chiama dottore e che è il suo capo al lavoro della mattina. A Palermo succede anche che le persone spariscono: come il signor Vella che abitava davanti a casa di Giovanni e una sera è sceso a comprare le sigarette e nessuno l'ha più visto. Il papà spiega a Giovanni che «forse aveva scelto amici sbagliati o aveva sbagliato con amici importanti. Ma ha giurato che succede solo ai fessi, a lui no». Eppure la mamma di Giovanni ha paura e anche papà dopo che ammazzano il dottore, il capo del lavoro della mattina, che era vicequestore. Solo allora, a più di metà del piccolo libro di Cacciatore, il lettore scopre che Vincenzo Vetro, il papà di Giovanni, che tutto faceva pensare fosse uomo di mafia, è un poliziotto. Le due famiglie, di cui parla la mamma di Vincenzo, allora sono la mafia e lo stato. La storia di Giovanni e di suo padre si chiude con le immagini della strage di Capaci trasmesse in tv. Una lacrima scorre sul viso dell'uomo, arrivato alla fine in un letto d'ospedale. E ancora una volta Giovanni, ormai un uomo anche lui, si chiede chi sia davvero suo padre.