CRISTINA MARCANO E ALBERTO BARRERA TYSZKA:'UGO CHAVEZ, IL NUOVO BOLIVAR?' (BALDINI CASTOLDI DALAI - PAG.472 - 18,00 EURO) Bastano 472 pagine per una biografia ragionata di Hugo Chavez, presidente confermato del Venezuela, come quella scritta da Cristina Marcano e Alberto Barrera Tyszka? Questione di punti di vista, perchè Chavez, controverso personaggio che mischia, disinvoltamente, spunti di ideologie a dir poco lontane, in ogni caso riesce sempre a conquistare le prime pagine, per le cose che dice, ma anche per i luoghi che sceglie per dirle. Come, ad esempio, i massimi consessi internazionali, che per lui diventano tribuna e occasione per le ormai proverbiali tirate contro il suo collega americano, George W.Bush, che definisce nei modi peggiori, mai dimenticando, però, di mantenere con gli Stati Uniti saldi e soprattutto in crescita rapporti commerciali. Ma Chavez è Chavez, e quindi, intuire ciò che potrà fare o dire sfugge ad ogni ragionevole certezza. E pensare che pochi, sentendo parlare quel giovane militare che si appassionava per i discorsi e i proclami di Simon Bolivar, molti imparati a memoria, si sarebbero immaginato che alla fine l' avrebbero visto al vertice del Venezuela, che lo ha democraticamente eletto presidente per due volte. La 'beatificazionè politica del 'caudillò di Caracas - come ricordano gli autori del saggio, rifacendo la storia di Chavez - è però macchiata da un suo tentativo di golpe quando, tradendo le regole della democrazia, l' attuale presidente - nel 1992 - aveva cercato di prendere il potere con un colpo di Stato, fallito non certo per la mancanza di ardore, ma per disorganizzazione. Chavez ha capito che, per diventare legittimo presidente, doveva dare al suo popolo ciò che, sino a ieri, gli era stato negato: l' orgoglio di essere venezuelani e, con esso, anche la possibilità di accedere alle immense ricchezze del Paese, prima preda di una oligarchia e delle multinazionali. Un presidente quindi del popolo e per il popolo, ma nel contempo populista, perchè molte delle sue mosse e delle sue dichiarazioni si possono solo interpretare come il tentativo di catalizzare il consenso, magari con folkloristiche esibizioni, come quelle in trasmissioni televisive da lui pensate, realizzate, interpretate. Poco importa se spesso ha dovuto fare delle repentine marce indietro quando ha capito che le sue decisioni avrebbero potuto portargli nocumento: oggi Chavez ha dalla sua gran parte del Paese e, forte di questo consenso, s'è lanciato nell' attuazione del suo progetto, esportare la rivoluzione bolivariana per tutto il Sud America. Con quali armi, visto che questa rivoluzione non è condivisa da tutti? La prima è quella economica, ovvero un reticolo di aiuti e sovvenzioni, indirizzare verso quelle nazioni sudamericane che considera potenzialmente in grado di essergli accanto nella lotta al 'nemicò a stelle e strisce.