M.J.HYLAND, 'IL BAMBINO CHE NON SAPEVA MENTIRE' (BOMPIANI, pp 376, euro 17.00). Cosa accadrebbe se esistesse una persona capace di essere una macchina della veritą vivente? Da questo appunto, scritto in uno dei suoi duecento block notes, la scrittrice australiana di origini irlandesi M.J.Hyland, ha preso spunto per costruire il personaggio del suo secondo romanzo 'Il bambino che non sapeva mentirč con cui si fa conoscere ora in Italia dove č proposto nella traduzione di Marina Rotondo. Č la storia di John Egan, un ragazzino irlandese di undici anni, alquanto fuori dal comune: sproporzionatamente alto per la sua etą, tanto da sembrare un adulto, ma soprattutto capace di capire quando qualcuno mente, attivitą in cui lui, tra l'altro, č molto abile. «Vede il mondo - spiega la Hyland, 38 anni, innamorata di Roma dove vive da due mesi e dove ha intenzione di trattenersi per almeno altrettanto tempo - come potrebbe apparire agli occhi di un alieno. In questo modo evito i clichč di qualunque natura: etą, sesso. Nella grande letteratura i personaggi migliori trascendono questi temi. La visione aliena mi permette di parlare di cose comuni come se fossero fuori dal comune. E se ci si pensa alla fine tutto quello che vediamo nella vita č fuori dal comune, č straordinario». Il tema della menzogna ha sempre affascinato la Hyland. «Come accade a gran parte di noi - racconta - mi piace pensare di essere in grado di capire se uno sta mentendo. Il tema della veritą č affascinante e complesso ma non posso che provare un certo scetticismo nei confronti di chi sostiene di conoscere la veritą o di avere a che fare con veritą assolute come la religione o la morale. Č meglio la posizione intermedia. Mentre scrivevo questo libro mi sono interessata al fondamentalismo, dopo l'11 settembre. L'assolutismo č una posizione vicina al fascismo». «'Iperrealismo» definisce l'autrice il suo approccio alla scrittura che č minimalista e in cui ogni parola ha un suo preciso significato. Per questo i suoi libri sono molti difficili da tradurre. «Sono consapevole che i miei libri non č facile tradurli ma sono stata - spiega - fortunata perchč nonostante questo sono stati pubblicati in molti paesi». Il titolo originale del suo secondo romanzo ,'Carry Me Down', non ricorda neppure lontanamente quello italiano 'Il bambino che non sapeva mentirč. «Carry me down - spiega la scrittrice - č un refrain tipico del blues che esprime tristezza, vulnerabilitą. Quello italiano puņ essere intigrante anche se Egan č bravissimo a mentire, riesce a convincere i genitori che devono riprenderlo con loro». Il romanzo della Hyland č anche una storia familiare. John Egan č figlio di genitori disoccupati e sogna di diventare famoso. «La famiglia - dice l'autrice - č una grande fonte di ispirazione nella narrativa per via dell'intensitą dei rapporti che intercorrono fra i diversi componenti e anche perchč quando scrivo mi piace farlo in un'ambientazione chiusa, claustrofobica» e cita fra i suoi autori preferiti Kafka e Miller. Ora la Hyland sta terminando il suo terzo romanzo con al centro un meccanico di 24 anni. «Non mi piace parlarne - conclude - ma parte da questa domanda: 'cosa succede quando una persona di natura buona fa qualcosa di cattivo?». Intanto del suo primo libro, non ancora uscito in Italia, sono stati acquistati i diritti per farne un film con la regia dell'anglo-polacco Pawel Pawelikowskj e per 'Il bambino che non sapeva mentirč sono in corso trattative.