DARIO VOLTOLINI, «LE SCIMMIE SONO INAVVERTITAMENTE USCITE DALLA GABBIA» (FANDANGO LIBRI, PP. 177, EURO. 16.50). Non c'è dubbio che «Le scimmie sono inavvertitamente uscite dalla gabbia» è un libro centrale nell'opera narrativa di Dario Voltolini, pur essendo un'opera poetica. E questo perchè ne racconta in qualche modo la genesi e il futuro, il senso e il ritmo, i contenuti e le ossessioni che nei suoi lavori precedenti sono, in varie forme, affiorati. In primo luogo c'è la struttura poetica, il racconto in versi, che se pure diluito nella prosa, è in qualche modo sostanza della ricerca linguistica che attraversa la produzione di questo scrittore sin dal suo esordio di oramai oltre un decennio fa, con «Rincorse» (1994), e la sua esaltazione dello spazio bianco della pagina. Nello stesso tempo niente è così racconto come questo poemetto, in cui l'autore di «Forme d'onda» (1996) mette a nudo la sua vocazione al flusso, che in quei racconti aveva già preconizzato nella quasi confusione di temi e situazioni. Un flusso che però non ha niente a che vedere con il «moderno» flusso di coscienza, ma è quello della società internettiana, quello del blog e del glocal, quello della continuità della rete che non conosce limiti spazio-temporali. Non è certo un caso il fatto che per la prima volta questo «Le scimmie sono inavvertitamente uscite dalla gabbia», è comparso proprio su un sito internet di blogger, uscendo a puntate, tra il 2004 e il 2005, su «Nazione indiana». C'è in queste belle pagine di Voltolini anche la sua vocazione al viaggio, all'attraversamento, raccontato ad esempio - ma non solo - con Giulio Mozzi in «Sotto i cieli d'Italia» (2004), e la voglia di bloccare i paesaggi spesso metropolitani ma anche gli interni, in un fermo-immagine di straordinaria intensità, che è sempre un pò come cogliere l'anima delle cose. E qui, come in «Il tempo della luce»(2005) c'è la voglia di fotografare l'universo per trasferire sulla carta le linee di quei profili impossibili che già Voltolini aveva fermato nelle parole. Parole semplici, versi sciolti, in un cumulo solo apparentemente disordinato di personaggi e situazioni, che poi alla fine è sempre dominato dai sentimenti: «Partiamo da qui/ (perchè da tempo quel ragazzo/ è diventato un fatto/ del passato) e i fili che da lui discendono/ e mi fanno quello che sono/ adesso sono/ lunghi e complicati/ così articolati come fiumi/ dentro al temo e io non devo cedere/ a quelle emozioni ma solo assaporarne/ qualche lembo...».