AMNON BARZEL: 'LIGHT ART' (SKIRA; pp 272; 35 euro) La luce, naturale o artificiale, che si tratti di quadri, sculture o ambienti è da sempre il cardine della rappresentazione, dai capolavori di Caravaggio al celebre 'Empire des lumieres' dipinto da Renè Magritte nel 1954; ma per la prima volta l'arte contemporanea, concretamente costruita con elementi luminosi, ossia fatta di luce, è raccolta in un volume, 'Light Art' a cura di Amnon Barzel. Esistono moltissime opere di 'Light Art', realizzate con luce al neon, luce di wood, luce laser, luci colorate, lampade di tutti i tipi e così via, complice la tecnologia che avanza, nel XX come nel XXI secolo. L'idea di collezionare 'light works' è venuta alla Targetti, azienda di industrial design specializzata in illuminazioni, che ha nominato Barzel direttore artistico della raccolta, con un'iniziativa che prosegue il rapporto stabilito fra arte e industria da quando la tecnologia è divenuta parte della vita quotidiana, ed è stata quindi adottata dagli artisti. «Il pionieristico appello dei futuristi all'uso dei nuovi materiali e della luce nel campo dell'arte fu lanciato circa cinquanta anni dopo la presentazione della prima lampadina elettrica preso la Royal Society di Londra nel 1860», scrive Barzel. «Nel 1905 - continua nella sua ricostruzione storica - Einstein, seguendo la teoria quantistica elaborata da Planck a partire dal 1900, enunciò la teoria della relatività, che modificava le basi della fisica attribuendo un ruolo fondamentale alla velocità della luce (300.000 km al secondo), rivoluzionando così le idee di spazio e di tempo». Di qui a scatenare l'interesse degli artisti il passo è breve. La svolta radicale si compie con due opere di Lucio Fontana, che per costruire gli spazi utilizza direttamente gli elementi luminosi: 'Ambiente spazialè a luce nera (o luce di Wood, del 1949) e i tubi al neon che formano una linea roteante sul soffitto del Palazzo della Triennale di Milano nel 1951. Da allora la luce investe la performance del gruppo giapponese Gutai (Atsuko Tanaka, alla seconda esposizione Gutai nel 1956, indossa un 'Electric dress' fatto di fili e lampadine); le sculture fluorescenti, bianche o colorate, modulate negli ambienti di Dan Flavin dal 1963; i numeri di Fibonacci, che Mario Merz ha riscritto negli anni Sessanta con tubi di neon curvi; le opere concettuali con le lettere luminose di Maurizio Nannucci, Bruce Nauman e Joseph Kosuth, fino alle dichiarazioni (o 'sentences') di Jenny Holzer, diffuse attraverso i segnali rossi LED (Light Emitting Diode) sui grattacieli delle metropoli di tutto il mondo; gli ambienti interattivi di Studio Azzurro e molti altri esempi che arrivano sino ad oggi. Il libro raccoglie le opere di artisti italiani e stranieri che fanno parte della collezione Targetti, fra i più noti Hidetoshi Nagasawa, Fabrizio Plessi, Vittorio Messina e il danese Olafur Eliasson, nato nel 1976 ma già affermato nelle grandi rassegne internazionali. È illustrato il progetto 'MAKlitè, appositamente realizzato da James Turrell per il MAK di Vienna, la rilettura di uno dei più prestigiosi musei nel campo del design e dell'architettura realizzata attraverso un'illuminazione dinamica e multicolore delle finestre. La mostra di Turrell al MAK è stata una delle numerose esposizioni che Targetti ha organizzato dal 1998 - quella più recente si è appena conclusa a Mosca - insieme a un concorso biennale che si avvale di una giuria internazionale per premiare artisti under 35 che utilizzano la luce artificiale come strumento e contenuto primario.