Massimo Ghiacci, “Ice” per gli amici intimi, viene alla luce a Reggio Emilia nel luglio del 1967, il giorno in cui, nella più settentrionale Londra, gli Who incidono la psichedelica “I can’t reach you”. A otto anni, a casa dei nonni, viene fulminato dalla visione del secondo film dei Beatles “Help”, in bianco e nero e trasmesso in prima serata dalla Rai. Da quel giorno la musica entra stabilmente nelle sue giornate, come il cibo e il sonno, parte delle sue più impellenti necessità metaboliche. Ascolta tutto ciò che può essere ascoltato, da Elvis ai cantautori e dai Sex Pistols fino ai Kraftwerk, tramite le radio libere e i vinili che passano sul suo giradischi RCF e poi ad adolescenza più che conclamata, inizia a strimpellare il basso. Le prime canzoni che suona, e occasionalmente canta, sono brani dei Joy Division e di Syd Barrett. Ma sin da subito si diverte di più a inventarsene di proprie. E continuerà a farlo prima con i Plutonium 99, band reggiana che nel 1990 pubblica un mini LP per l’indipendente Kom-Fut Manifesto, artefice di un sound che vive di un ruvido equilibrio tra la lezione di Fabrizio De Andrè e lo stile folk rock dei Los Lobos e dei Pogues e dal gennaio ‘92 con i Modena City Ramblers, di cui rimane uno dei membri storici. Studi economici alle spalle, appassionato di letteratura, di cinema, di storia, di basket e ornitologia, ha viaggiato moltissimo con gli amici e con i Ramblers, ma soprattutto con l’immaginazione; conta di continuare a farlo anche in futuro se la Dea della Curiosità glie ne confermerà il privilegio.MASSIMO “ICE” GHIACCI :: COME UN MANTRA LUMINOSOIl disco nasce dall’esigenza artistica di pubblicare qualcosa, a quindici anni dall’inizio dell’avventura coi Modena City Ramblers, che assecondi completamente gli stimoli creativi che nel gruppo vengono - giustamente - ricondotti e legati alle caratteristiche del progetto stesso. E di farlo per una volta da solo, libero di perseguire un suono “altro”. Membro storico dei Ramblers e compositore, Massimo ha accumulato canzoni che, per la loro natura o in alcuni casi per scelte artistiche, non sono rientrate nell’alveo della produzione targata MCR ma per le quali permane una sorta di “trasporto emotivo”, che necessariamente doveva trovare uno sbocco alternativo. Ecco quindi la scelta di suonarsele, cantarsele e prodursele in proprio, aiutato solo da un piccolo gruppo di amici di vecchia data. Le registrazioni e i missaggi hanno avuto luogo negli ultimi mesi del 2007 nel familiare studio Bunker di Rubiera (RE), con il fido Andrea Rovacchi (collaboratore dei Ramblers da lontanissima data) come tecnico del suono.Nel disco non c’é spazio per il “combat folk” dei Modena, per le canzoni apertamente militanti, poiché non avrebbe avuto senso sottrarre questo tipo di composizioni al gruppo di cui Massimo continua felicemente a far parte. Piuttosto, ci s’addentra in un viaggio alimentato da visioni, ricordi, sensazioni, riflessioni e, soprattutto, sentimenti personali. I riferimenti sonori sono chiari e molteplici, soprattutto figli di quel meraviglioso decennio che va dallo psichedelico ’67 al rivoltoso ’77. C’è il “jingle jangle” della Rickenbacker 12 corde, c’è il suono del mellotron e dei sinth analogici, c’è finanche il lamento onirico della sega che si accompagna alle saturazioni valvolari di una Telecaster inserita in un vecchio ampli Vox del ‘65. E qua e là compaiono pure un contrabbasso, un banjo e una fisarmonica. Perché il divertimento é varcare i confini e unire i suoni. Rock, beat, psichedelia, folk, in un mix sonoro che come cita il testo di “Luce” – nel quale troviamo anche il titolo all’album - “profuma di luce”1 - Niente é andato per sempre. Una breve e strana canzone che lascia un indizio su un tema ricorrente del disco. Che ha a che fare con la memoria, con lo scorrere del tempo e con le nostre azioni. Musicalmente si rincorre l’eco dei primi King Crimson e dei più recenti Mercury Rev.2 - Il vento. Una constatazione “per chi non crede di cambiare”. Un invito a cogliere i segnali che la vita ci offre e a mettersi in gioco. Il suono é prevalentemente acustico, tra contrabbasso, banjo a cinque corde, una batteria sincopata e una sezione di fiati punk-swing.3 - Vagamondo.Un piccolo quadretto per una canzone sulla diversità e sul senso del viaggiare. Perché “non esiste un solo modo per nascere e campare, come non c’é solo un sogno o una stella da fissare”. Il sound si “arrochisce” con le chitarre elettriche che guardano al surf, per non dire allo psychobilly. Echi di Gun Club, Dream Syndicate... o Mano Negra?4 - Come due amanti.Una sorta di ballad - filastrocca. Il tema d’amore é evidente, mentre il suono s’imbastardisce alquanto. Nelle sue vene scorre del pop, della canzone d’autore, della psichedelia, Morricone, i conterranei Nomadi e i Rem. Ma forse anche un po’di wave alla Echo & The Bunnymen e i Church.5 - Brenda tra i treni. Un titolo scioglilingua per una ballad psichedelico - dylaniana su un amore finito e sulla passione per treni e stazioni ferroviarie. La stazione di Reggio dista cinque minuti a piedi da casa Ghiacci...6 - Solo per me.A volte una foto ti può inchiodare al muro “come un vecchio calendario”. Ve l’avevamo già detto che Massimo impazzisce per i Beatles e i Byrds?7 - Tempo al tempo.Siamo nel mezzo del CD e non a caso la canzone é introdotta e si accomiata con il suono e il ticchettio dell’orologio a pendolo della nonna di Massimo. Il suono “tira” verso il ‘77, tra il revival mod dei Jam e le piccole tessiture tastieristiche degli Stranglers. Il tema é centrale nello svolgersi del disco; come la canzone, appunto. 8 - Tatuaggi. Il brano si lega idealmente al precedente, ma il suo sviluppo a livello di testo e di sonorità lo porta molto lontano. Verso territori tra i più intimi e “prog” dell’intero lavoro. Fosse un vinile si aprirebbe la seconda facciata con un parallelismo sonoro e stilistico alla prima. Per di più, nel suo “incipit” c’é un altro simpatico indizio sul leit motiv del disco.9 - Il gioco.Basso seventies e nervosi assoli rock blues filtrati attraverso lo space-echo. Per una canzone sul piacere di starsene a parte, una volta tanto. Restando fedeli. Fate voi a cosa o a chi. Oggi non va molto di moda... E’ il mondo malato, che ci chiama dal baratro. 10 - Acida malìa.Il ricordo di una vecchia visita ad un coloratissimo quartiere de L’Avana diventa il pretesto per una canzone ubriaca che odora di rum, di menta e di vaniglia. Spore sonore di Gun Club e Violent Femmes... Vabbè, anche di Nick Cave a Massimo piace alquanto.11 - Il fiore e le spine. Ispirata ad una poesia iraniana. Beato chi sa coltivare nel proprio giardino almeno una rosa, fiore dai petali candidi e voluttuosi ma anche dalle spine pungenti. Sì, a Massimo piacciono anche i Pink Floyd, specie quelli più languidi e sognanti. E il folk rock britannico dei primi seventies.12 - Fratello di sogni.Capita a tutti, almeno una volta nella vita, di rincontrare il proprio fratello di sogni, più dimenticato che effettivamente perduto. Ha il nostro stesso nome e ancora sorride come noi facevamo nel tempo in cui ci si alzava in volo assieme ai merli. Questa é l’ennesima canzone sul tema ricorrente del disco? O forse parla di Jeff Buckley? 13 - Luce.Il mantra finale. Un’invocazione. Un augurio. Una sorta di gospel psichedelico. Massimo dice che ci ritrova qualcosa degli ultimi Stone Roses; erano di Manchester e venivano prima degli Oasis, voi ve li ricordate?Il disco esce il 7 Novembre 2008 su etichetta Mescal / Modena City Records - distribuzione Universal - e verrà portato dal vivo da Massimo con una sua band (composta da parte dei musicisti coinvolti nelle registrazioni) “approfittando” della pausa dai concerti dei Ramblers. Presentazione il 7 alle 18 alla Fnac di Milano.Curiosità.- La Polaroid di copertina é una foto (in realtà digitale) scattata nell’estate 2007 dalla sorella di Massimo sulla spiaggia di Lido di Spina (FE).- L’infante ritratto é il figlio di Massimo, Davide Ghiacci, all’epoca dell’età di un mese.- Massimo si é divertito a suonare il banjo, il mandolino, le tastiere e le chitarre e ha pure fatto tutte le voci del disco e anche le armonizzazioni e i cori. Ma non ha intenzione di rubare il posto a Dudu nei MCR.- E nemmeno a Betty.- Volutamente, non ha coinvolto gli altri musicisti dei Ramblers. Per fare qualcosa di “diverso”. Sennò che disco solista sarebbe stato?- A dire il vero, alla fine del disco Massimo ha ceduto e li ha diretti in un coro simil-gospel, garantendo loro che il risultato sarebbe stato meglio anche del finale di “Hey Jude”. - A proposito di Beatles, i bassi elettrici impiegati nel disco sono un Hofner violino del ‘65 e un Rickenbacker 4001 del ‘78. Altre analogie con Sir. Paul McCartney - per carità - non cerchiamone!- In un momento di profonda crisi del mercato discografico, ci vuole soprattutto la passione per arrivare a pubblicare un disco. Grazie sin d’ora a chi saprà alimentarla per soli 15 € e 90.- Sarebbe potuto costare anche qualcosa in meno. Al proposito Massimo afferma: “E’ vero, ma avremmo potuto anche farvelo pagare sedici euro e invece 10 cent oggi, 10 cent domani...”.- Mettiamola così: le pizzerie, nonostante la crisi, continuano a essere piene di avventori. Pizza tirata con bufala e pomodorini, birra media, caffè e ammazzacaffè: coi prezzi d’oggi più o meno ci siamo con la cifra. Fate conto di avere una volta nella vita offerto ad Ice una cena in pizzeria. E vi resta anche un simpatico disco in regalo...www.myspace.com/massimoghiacciwww.massimoghiacci.itwww.ramblers.it