Bisogna cercarli con attenzione, farsi largo in campi fitti fitti di stoppie e arbusti più o meno attraenti, a volte infestanti, tenere lo sguardo attento (ma soprattutto l'udito allertato), spostare, scartare, setacciare: poi, alla fine, qualche cosa resta in bisaccia. Mentre ce lo riportiamo a casa soddisfatti, ci ritroviamo a pensare che, anzichè volerlo gelosamente nascondere alla vista, solo la più ampia condivisione ci donerebbe piena gioia. Pretenziosa prolusione che ben si dovrebbe adattare a qualunque attività umana, ma siccome tra il dire e il fare c'è di mezzo il ...canale della Manica (come vedremo) ce la spendiamo dopo aver incontrato per la prima volta Stefano Giaccone.E la colpa di questa tardiva rivelazione non può essere che nostra, giacchè il complicatissimo (nel senso di variegato, sfaccettato, multiforme etc etc) Giaccone sta sulle scene dal 1982, e noi quelle scene attraversiamo da almeno 15 anni prima. Ma di quel che è stato in questi 25 anni non sappiamo, e non è neppure detto che ci trasmetterebbe il medesimo trasporto che ci ha comunicato Come un fiore, il cd pubblicato quest'anno. Paradosso dei paradossi, non si tratta neppure di un cd a nome Stefano Giaccone, ma di un lavoro corale, attribuito a tutti quanti hanno collaborato al progetto.Ciò che più caratterizza l'atmosfera dell'album è l'intensità: non per sovrabbondanza strumentale nè costruttiva, articolate anzi più sulla sottrazione che sull'arricchimento, ma per il pathos che filtra dai suoni e dalla voce. Profondamente giocato sui testi, il disco riesce però miracolosamente a non affondare nella palude della monotonia melodica che affligge,con modalità differenti, gran parte del nuovo rock italiano e del cantautorato impegnato. Il tema portante è la morte, nelle sue molteplici incarnazioni, tema che in questo momento sta "vivendo" (che follia!) un gran momento creativo, soprattutto in campo letterario. E non è un caso. Uno sguardo alle pagine del suo sito (in tante parti abbandonato, a dire il vero) illumina: cliccate su Altro... e perdetevi. Personaggio complesso, come si diceva, Giaccone parla di musica, filosofia, società e costumi, letteratura e poesia con grande trasporto e lucidità (a tratti, in realtà, è fin difficile seguirlo).Le rifrazioni folk oriented della chitarra di Dylan Fowler annodano le trame di tutti i brani, ne sono tessuto e ne incarnano l'umore. Già, perchè non abbiamo detto che Stefano Giaccone si è stabilito in Galles (che invidia!!!), che Fowler è naturalmente gallese, e che è stato la chitarra del grande, grandissimo Danny Thompson. A Come un fiore hanno collaborato gli Airportman, Art, Ale Malaffo, Gigi Giancursi e Tomi Cerasuolo dei Perturbazione, come recita l'intestazione del cd. Ultima notizia: in coppia con Mario Congiu (altro personaggio interessante di cui parlare - un'altra volta - collaboratore di Edoardo Cerea e di Lalli, per esempio), Stefano sarà opening act di due concerti della tournèe italiana di John Doe, altro reduce del punk - come Giaccone - approdato all'emo-songwriting (conio nuovo di zecca). fb