Oltre 400 copie distribuite dalla Twentieth Century Fox Io robot, il film di Alex Proyas e ispirato a un libro di racconti dello scrittore di fantascienza Isaac Asimov. Ma il tre volte premio Oscar Carlo Rambaldi verso il blockbuster Usa è tiepido nei giudizi. A margine del convegno che si è tenuto a Roma dopo la proiezione del film che racconta la rivolta dei robot nel 2035, il creatore di E.T., che era stato invitato insieme a scienziati e esperti di robotica, parla di questo lavoro come di «un fumetto». Reticente a dare un giudizio più chiaro, alla domanda se ci porterebbe un nipote a vedere Io, robot, Rambaldi ha replicato: «ce lo porterei, ma chissà se poi vedendo tutti quei combattimenti fra robot non pensi alla fine che sia una buffonata». E ha aggiunto tra i denti: «in America a volte fanno buffonate pur di ottenere incassi». In una Chicago del 2035, come in tutte le altre città del mondo, è rivolta dei robot. Uno dei temi più classici della fantascienza approda al cinema con Io, robot di Alex Projas, megaproduzione hollywoodiana (120 milioni di dollari) che ha incassato fino ad ora in tutto il mondo 321 milioni di dollari (143 solo negli States). Un thriller hi-tech, che si ispira al titolo di una serie di racconti di Isaac Asimov, pieno di effetti speciali (oltre mille affidati al premio Oscar John Nelson) con androidi perfettamente credibili che si muovono per la città facendo i lavori più umili, per la comunità, o sono al servizio dei singoli cittadini in tutte le mansioni possibili. Viso in materiale plastico e corpo stilizzato di metallo questi robot, fortissimi e agilissimi, a differenza di un classico come Blade Runner più volte citato nel film, non hanno però sembianze umane. Questo lo scenario in cui si muove il detective della squadra omicidi Del Spooner (Will Smith) che scoprirà, primo tra tutti, che quel patto tra uomini e robot si è forse definitivamente rotto.