di Isabella Ferrari AggradiSiamo tutti vittime come Filippo Genuardi di un mondo di carta, di archivi polverosi, tutti schedati, in ordine alfabetico, come in un google dei giorni nostri in cui l’immagine del normale cittadino può acquistare connotati grotteschi, distorsioni. La trama di La concessione del telefono di Andrea Camilleri e Giuseppe Di Pasquale, del Teatro Stabile di Catania, andato in scena sabato 8 marzo al teatro Ponchielli di Cremona, è surreale: il protagonista, Filippo Genuardi (appassionatamente interpretato da Angelo Tosto), inoltra domanda per avere una linea telefonica in modo da poter contattare la seconda muliera del suocero, la giovane Lillina, sua amante. Purtoppo la richiesta viene recapitata al Prefetto di Montelusa che, nella lettera, viene chiamato Vittorio Parascianno (Gian Paolo Poddighe), parola siciliana dai significati volgari e parodistici, anziché Marascianno. E, per via di una consonante, parte una prodigiosa macchina di equivoci che coinvolgono tutto il paese e tutte le istituzioni: la Chiesa (don Cosimo Pirrotta), lo Stato, il dottore Zingarella (tutti interpretati caricaturalmente e cogliendone i lati propri di ogni categoria, da Pippo Patavina). Non manca il mafioso del Paese, don Calogero Longhitano (Tuccio Musmeci). Il povero Filippo Genuardi, un siciliano qualsiasi, con amante al seguito, ma che non fa ‘mancare nulla alla moglie’, è tacciato di Socialismo, costretto a sparare per ricatto di mafia e poi ucciso dal suocero a colpi di lupara.La pièce, tratta dal romanzo dello scrittore siciliano, fa ridere e entusiasmare il Ponchielli, per le ambiguità linguistiche, i cliché sociali, le esagerazioni e le parodie con cui vengono ritratti i personaggi e la Sicilia, ma fa anche riflettere sulle conseguenze degli equivoci, sulle considerazioni, lanciate, tra una battuta e l’altra da chi, anche in un mondo fatto di favori e di microcosmi da controllare non rinuncia ad essere onesto “ …i tre quarti della Sicilia – e forse dell’Italia (ndr) - sono metà dello Stato e metà della burocrazia”. Anche il mondo della carta stampata non è risparmiato dalla parodia, grandi giornali riportano notizie distorte, manipolate ad hoc da chi riesce a mettere il bavaglio anche all’informazione.Bravi gli attori (Angelo Tosto, Pippo Pattavina, Tucci Musmeci, Gian Paolo Paddighe, Francesco di Vincenzo, Mimmo Magnemi, Marcello Perracchi, Alessandra Costanzo, Laura Tornamene, Franz Cantalupo, Gianpaolo Romania, Sergio Seminara, Raniela Ragonese), bella la scenografia di Antonio Fiorentino creata con enormi formati di documenti archiviati dalle Prefetture, volumi che diventano tavolo, scale, carta che controlla sempre tutti. Curati i costumi di Angela Gallaro, anche se fatti con le stesse stoffe invertite per i personaggi, particolare che non sfugge all’occhio femminile. Le musiche sono di Massimiliano Pace e le luci di Franco Buzzanca. Insomma: un lavoro da “taliare”.