BOZZOLO — Anti-fascista, parroco di paese per tutta la vita, prete indipendente, ribelle a volte, vicino ai poveri e animato da una fede ardente. Il 12 aprile 2009 ricorreranno cinquant’anni dalla scomparsa di don Primo Mazzolari (Cremona 13 gennaio 1890, Bozzolo 12 aprile 1959), una delle figure più forti e importanti del Novecento, e in tutta Italia ci si sta preparando per celebrare al meglio la ricorrenza. Da San Pietroburgo, dal museo Ermitage, arriverà un dipinto di San Nicola da esporre nell’ambito della ‘Biennale don Primo Mazzolari’, e grazie all’interessamento del senatore a vita Giulio Andreotti sarà diffuso un francobollo dedicato allo speciale anniversario e le telecamere della Rai arriveranno a riprendere lamessa nella chiesa di Cicognara, frazione viadanese in cui il religioso fu parroco dal 1922 al 1932. Insomma, sarà l’apice di una riscoperta continua del pensiero mazzolariano. Nato al Boschetto, una frazione di Cremona, figlio di Luigiedi Grazia Bolli, famiglia di agricoltori, terminate le elementari, Primo decise di entrare in seminario a Cremona, città dove era allora vescovo monsignor Geremia Bonomelli, uomo celebre per le sue idee cattolico-liberali, di conciliazione con il giovane Stato italiano. Primo Mazzolari vi rimase al 1912, anno nel quale fu ordinato prete. Il decennio trascorso a Cremona fu molto duro per il giovane seminarista, nonsi può dimenticare che quelli erano i tempi della dura repressione antimodernista avviata da Pio X, che comportò nei seminari l’irrigidimento della disciplina, e anche Mazzolari dovette fare i conti con una seria crisi vocazionale, che riuscì a superare grazie all’illuminato aiuto del padre barnabita Pietro Gazzola. Nel 1918 fu destinato come cappellano militare a seguire le truppe italiane inviate sul fronte francese nell’ambito della Prima Guerra Mondiale e lì rimase nove mesi. Poi l’esperienza di Cicognara e l’avvento del fascismo che lo vide fin dall’inizio diffidente e preoccupato, senza celare lapropria intima opposizione. Nel ’32 la ‘promozione’ e Bozzolo dove iniziò a scrivere inmodo regolare, così che gli anni Trenta furono per luimolto ricchi di opere. Nei suoi libri, egli tendeva a superare l’idea della Chiesa come ‘società perfetta’ e si confrontava onestamente con le debolezze, le inadempienze e i limiti insiti nella stessa Chiesa. A suo parere ciò era necessario per poter finalmente presentare il messaggio evangelico anche ai ‘lontani’, a coloro cioè che rifiutavano la fede, magari proprio a causa dei peccati dei cristiani e della Chiesa. Nei suoi scritti c’era l’idea che la società italiana fosse da rifondare sul piano morale e culturale, dando spazio alla giustizia, alla solidarietà con i poveri. Caduto il fascismo, appoggiò la Dc nelle elezioni del 1948 iniziando subito ad ammonire i parlamentari alla coerenza e all’impegno. Tante speranze di cambiamentoandarono presto deluse e don Mazzolari si rese conto di dover creare un movimento di opinione più vasto: il 15 gennaio 1949 uscì il primo numero del quindicinale ‘Adesso’, nel pieno di unastagione incui si moltiplicavano gli appelli cattolici verso la Dc: furono anni di tensione con il Vaticano, in cui i provvedimenti personali versodon Primo (proibizione di predicare fuori diocesi senza il consenso dei vescovi interessati; divieto di pubblicare articoli senza preventiva revisione ecclesiastica) si susseguirono. Proprio alla fine della sua vita cominciò a venire qualche gesto significativo di distensione nei suoi confronti: nel febbraio 1959 il nuovo papa, Giovanni XXIII, lo ricevette in udienza inVaticano, lasciando in don Primo un’intensa emozione.