di Alessandra Magliaro È stata la sera di Mickey Rourke, il vincitore morale della 65ª Mostra del cinema di Venezia e di The Wrestler, il film di Darren Aronfsky, l’unico applaudito con convinzione alla cerimonia di premiazione, vincitore del Leone d’oro a Venezia 65 ma non della Coppa Volpi. Il film sul lottatore professionista, cui Rourke dà un’interpretazione da urlo, arrivato per ultimo nel concorso ha messo tutti d’accordo i giurati. «Tra noi giurati ci sono cuori infelici, insoddisfatti e per questo chiediamo alla Mostra di considerare di cambiare il regolamento che vieta la sovrapposizione tra i primi tre premi e le Coppe Volpi agli attori», ha detto il presidente di giuria Wim Wenders. Ha fatto capire con chiarezza che avrebbero voluto dare a The Wrestler oltre il Leone d’oro anche la Coppa a Rourke. Per fortuna che il nostro Silvio Orlando, Coppa Volpi per Il papà di Giovanna di Pupi Avati, durante queste frasi di Wenders era uscito fuori per le prime interviste da vincitore. Avrebbe avuto la festa guastata, dimezzata la gioia che sul palco lo ha fatto urlare «per non piangere», imbarazzarsi fino a fare gaffe («ringrazio Pupi che ci guardi dall’alto dei cieli») e in un momento che voleva essere di autoironia rivolgersi alla giurata Valeria Golino, di specchietti vestita, così: «non sono Valeria come hai fatto a convincerli». Che la cerimonia fosse inevitabilmente sotto il segno di Rourke lo si era capito sin dal red carpet, dalle ripetute urla del pubblico all’attore americano vestito orrendamente, sigaro in bocca e cane chihuahua in braccio e dalla premessa di Wenders che quasi commosso ha presentato il Leone d’oro senza citare nè il film nè il regista, dicendo solo «c’è un film con una performance che ci ha spezzato il cuore e quando pensi a qualcosa del genere pensi a Mickey Rourke». L’attore ha ringraziato, ha confortato «la fantagiuria per aver preso la decisione giusta». Mentre il giovane Aronofky che due anni fa a Venezia aveva portato il meno fortunato The Fountain ha voluto dedicare il premio ai wrestler, i lottatori professionisti «che con le loro fatiche vi vogliono intrattenere e ci perdono l’anima» e ringraziare il grande Mickey «per aver aperto il suo cuore alla mia cinepresa». Della cerimonia di chiusura, condotta da Ksenia Rapporport con il direttore della Mostra Marco Müller, resta nella memoria l'emozione sincera della giovane attrice Jennifer Lorenz che ha quasi pianto nel ritirare il Premio Mastroianni per la sua convincente interpretazione in The Burning Plain di Guillermo Arriaga. Ma anche la tenerezza dell«esordiente stagionato» Gianni Di Gregorio, quasi 60 anni, vincitore del premio De Laurentiis - Leone del futuro, regista del piccolo gioiello Pranzo di ferragosto che con le ‘sue’ vecchiette protagoniste (età media 88 anni) «ci ha sconvolti per il soffio di giovinezza e finezza di spirito», ha commentato il presidente della giuria del premio Abdellatif Kechiche.