di Fulvio Stumpo C’è attesa per lo sceneggiato, fortemente voluto da Bossi e dalla Lega, Barbarossa (almeno se il titolo con cambierà). Attualmente si sta concludendo la lavorazione in Romania. Il film è intitolato al grande imperatore tedesco, ma racconta soprattutto le gesta di un personaggio molto probabilmente mai esistito, Alberto da Giussano, che secondo una leggenda, nella battaglia di Legnano sarebbe stato determinante per la sconfitta delle truppe imperiali. Due personaggi dunque si fronteggiano, l’imperatore e l’eroe dei Comuni, e una domanda si pone immediata: alle fortune d’Italia chi fu più funzionale Barbarossa o il Da Giussano? I Longobardi nell’VIII secolo e gli imperatori Svevi 400 anni dopo avrebbero potuto unificare l’Italia con secoli di anticipo rispetto al 1860, due grandi forze lo impedirono: i papi e lo stato della Chiesa e i Comuni italiani, quelli lombardi prima di tutto. Una sintesi forse un po’ troppo estrema per avvenimenti lunghi e complessi, ma alla fine il messaggio che arriva dalla storia è questo. Un messaggio, o ‘lezione’, che è stato letto in più prospettive. La prima: Barbarossa era uno dominatore straniero, è il cattivo, i Comuni erano italiani e dunque sono i buoni. La seconda: Barbarossa e il suo casato avrebbero potuto unificare l’Italia con 800 anni di anticipo, evitando così quei problemi postunitari che ancora la nazione si porta dietro. Uno straniero che fa l’Italia unita? Gli stati di mezza Europa sono stati creati da dinastie straniere che poi sono diventate inglesi, francesi, tedesche, russe, polacche. La terza: i Comuni del nord con la loro autonomia e indipendenza sono diventati grandi, hanno creato una regione europea all’avanguardia (al sud i Comuni erano deboli, la dinastia Normanna aveva soffocato qualsiasi possibilità di autonomia, quando Messina insorge Federico II, il nipote di Barbarosa, la rade al suolo). Prospettive tutte accettabili, e la loro validità dipende appunto dal punto di vista con cui si guardano. Ma come spesso accade le interpretazioni della storia danno adito a discussioni infinite, poco spazio all’immaginazione sono i fatti. E che Ferderico Barbarossa Hoenstaufen fu un protagonista della storia di Cremona è un fatto, mentre è in forse il suo antagonista, Alberto da Giussano. Federico Barbarossa si colloca senza dubbio tra i personaggi più studiati, amati e odiati. Buona parte delle sue vicende si intersecano con la storia del Cremonese mentre cercava di ripristinare le prerogative dell’Impero sui Comuni del Nord Italia. Federico nasce attorno al 1123. Suo padre è Federico l’Infido, duca di Svevia e sua madre è la marchesa Giuditta di Welf, vale a dire di Guelf (da qui il nome di ‘guelfi’). Viene da subito educato nei valori della cavalleria e del potere, sembra che ‘studiasse già da imperatore’. Giovanissimo partecipa alla seconda crociata al seguito dello zio Corrado III re di Germania. Alla sua morte, avvenuta nel 1147, Federico gli succede. Ha le idee chiare e uno dei suoi primi obiettivi è la corona imperiale. Ma per ottenere il titolo sa che prima di tutto deve pacificare il suo stato, sempre preda delle lotte intestine tra marchesi e baroni. Non bada ai mezzi e con grande sagacia riesce a riportare all’obbedienza i nobili, compreso il suo grande cugino, Enrico di Baviera, detto il Leone. Incoronato imperatore si pone come obiettivo di riportare all’obbedienza i Comuni italiani, che dopo la morte di Enrico V si erano arrogati poteri che di fatto spettavano all’Impero. Barbarossa stringe un’alleanza con papa Eugenio III (ecco lo stato della Chiesa protagonista ancora una volta delle vicende terrene della Penisola), e scende in Italia, ripristina in qualche modo le prerogative imperiali e poi a Roma si fa incoronare con una cerimonia solenne. Risalendo verso il nord, a Roncaglia, vicino Piacenza, convoca una dieta con i Comuni: è il 1158, la maggior parte dei rappresentanti si inchina ai suoi voleri, ma Crema e Milano resistono. L’imperatore con un’esercito composito, c’erano anche truppe di Cremona, conquista le due città e le rade al suolo. Ma per l’imperatore le cose si complicano: è l’elezione di Alessandro III nel 1159 a portare una rottura definitiva tra impero e papato. Il pontefice teme che Barbarossa possa acquisire troppo potere, tanto da diventare egemone in tutta l’Itlaia. Il pontefice patrocina una grande alleanza di cui ne fanno parte: le città lombarde, il regno di Sicilia e la repubblica di Venezia. Federico arriva in Italia e nel 1167 conquista Roma. Ma un più potente nemico lo minaccia dal Nord: i Comuni lombardi, che giurano a Pontida odio eterno allo svevo. Il cugino Enrico il Leone duca di Baviera e Sassonia lo abbandona e così Federico viene sconfitto dalle forze della Lega dei Comuni a Legnano: è il 1176, le imprese di Alberto da Giussano e della sua Compagnia delle morte rimarranno nella leggenda. I nobili tedeschi sono in fermento, la possibilità di una rivolta è reale. Barbarossa si accorda con papa Alessandro III e nel 1177 firma la pace di Venezia (descritto nel famoso dipinto posto sulla parete del palazzo Ducale) e nel 1183 fa la pace con i Comuni. Torna il Germania e sconfigge e fa condannare all’esilio il cugino Enrico il Leone di Baviera. Parte per le crociate con Riccardo Cuor di Leone, muore guadando il fiume Salef (oggi Göksu) in Cilicia, forse per una congestione o forse perchè non sapeva nuotare. E’ il 1187.