Appena il sipario si è aperto l’affollatissimo teatro Ponchielli è subito sprofondato in un’atmosfera quasi fiabesca, suggerita in primis dalla musica dello stesso Tchaikovski, che si presta in modo particolare a fondere narrazione e movimento. Perché proprio di questo si tratta, della narrazione della vita del compositore a partire però dagli ultimi istanti della sua vita. Lo spettacolo Possedé par son double messo in scena dall'Eifman Ballet Theatre di San Pietroburgo, infatti, si apre sul letto di morte, sul quale il protagonista ( il ballerino Yury Smekalov ) si rigira, tormentato dal pensiero della morte e da angosce intime e segrete di una personalità nascosta e oscura, simboleggiata dalla presenza di stravaganti personaggi vestiti di nero e viola che orbitano intorno a lui e tendono a sovrastarlo attraverso suggestivi sollevamenti monumentali e compositi. All’improvviso questa altra parte di sé si materializza sul letto e, dando l’impressione al pubblico di fuoriuscire direttamente dal corpo del protagonista, si concretizza in una figura viola e nera, Oleg Gabyshev, che instaura con il primo ballerino un inusuale duetto tutto al maschile, in cui prevalgono i movimenti simmetrici, ma impregnati di contrasto.Il protagonista si trova coinvolto nella lotta interiore fra il suo io comunemente riconosciuto e la sua parte oscura, il tutto sottolineato dall’opposizione dei colori. Il primo bianco e con prevalente presenza femminile del corpo di ballo, abbigliata nella tradizionalissima maniera del balletto classico (basti pensare all’immaginario comune della “morte del cigno” ), sorretta dalla ballerina Natalia Povoroznyuk che impersona la moglie. Il viola invece è il colore dominante del secondo, caratterizzato anche da una coreografia maggiormente moderna e alternativa, più libera e versatile. In questa compare più volte il personaggio della baronessa von Mekk , interpretata da Maria Abashova, che innamorata della sua musica lo finanziava pur di permettergli di dedicarsi a tempo pieno alla composizione.Una terza realtà che si alterna a queste è quella della sociètà bene dell’epoca, nella quale Tchaikovski non si sentiva accettato, anzi a causa della quale lui aveva sviluppato una autentica mania di persecuzione, che è una delle componenti essenziali del suo quadro psicologico, con influenza sul suo stesso mondo fantastico ed espressivo, capace di fargli creare capolavori.A proposito di questo meccanismo psicologico, molto suggestiva è stata la scena in cui i due volti del compositore hanno ballato con l’esclusiva colonna sonora dei loro stessi passi e movimenti, un inatteso momento di silenzio in cui il lato oscuro domina l’altro controllando i suoi movimenti attraverso la bacchetta del direttore d’orchestra, come per dire che l’arte può nascere solo sotto l’influsso di una personalità tormentata.Tutte queste situazioni si fondono in una danza quasi visionaria, arricchita dall’uso fortemente scenografico dei costumi, degli oggetti che si uniscono al corpo nell’intento espressivo e delle luci sapientemente dirette dello stesso coreografo, Boris Eifman.Ciò che più ha colpito è stata la capacità della coreografia di riempire la scena, con composizioni ben studiate e movimenti tanto amalgamati fra loro da suggerire l’impressione che il movimento di un ballerino proseguisse in quello del corpo accanto. Rispetto al balletto classico Eifman utilizza espedienti narrativi più innovativi e d’effetto che colpiscono piacevolmente lo spettatore e lo coinvolgono maggiormente nell’evolversi della storia.Non rinuncia però alla leggerezza e alla profonda pulizia tecnica del movimento, caratteristica fondamentale del balletto più tradizionale e funzionale alla bellezza estetica.In questa prima nazionale, che il teatro Ponchielli ieri sera ha avuto l’onore di ospitare, il riscontro è stato molto evidente. Il numeroso pubblico è stato così entusiasta che più volte si è percepita la tentazione di applaudire anche fuori dalle pause prestabilite e ha salutato calorosamente gli artisti alla fine della loro meravigliosa performance.Laura Marchi