Una ragazzina, per sopravvivere a Kabul durante il regime dei Talebani, si traveste da maschio per cercare lavoro. E’ la trama di Osama, il film di Siddik Barmak presentato a Cannes e dal 30 gennaio nei cinema, ma è anche una storia vera accaduta, con alcune varianti, a molte ragazze in Afghanistan e a cui il regista si è ispirato. Il film è ambientato nel 1996, all’inizio del regime talebano, quattro mesi dopo la presa di Kabul, e racconta la difficile vita di tre donne (una madre, una nonna e una ragazzina) rimaste senza un uomo che si occupi di loro. L’unica possibilità di sopravvivenza, in una città dove le donne non possono uscire di casa se non sono accompagnate da un parente maschio, è che Maria diventi Osama, si tagli i capelli e si travesta da ragazzo. «Ho cercato di rimanere a Kabul il più possibile — ha raccontato il regista che ha fondato una casa di produzione e cerca di aiutare i giovani cineasti afghani — ma quando volevano arrestarmi nel ’98 sono andato a Nord per cercare di restare il più vicino possibile al mio paese. Anche durante il periodo dell’esilio sono vissuto a Peshawar, in Pakistan, perché volevo continuare ad avere notizie del mio paese. Volevo essere un regista afghano e credo che il dolore provato in quel periodo sia stato una buona fonte di ispirazione per il film». Primo film afghano del dopo Talebani, ma solo quarantatreesimo della modesta produzione cinematografica afghana, Osama ha avuto molte difficoltà produttive. «Abbiamo avuto molti problemi di natura finanziaria — ha raccontato il regista — e solo grazie a Mohsen e Samira Makhmalbaf ho avuto i soldi per iniziare a girare, mancavano le attrezzature e i tecnici che durante la guerra sono emigrati all’estero. Soprattutto però ho avuto dei problemi a trovare gli attori, in particolare le donne, a causa della mentalità che ancora imperversa nel mio paese». L’incontro con Marina Goldbahari, la ragazzina dodicenne che interpreta Maria-Osama, è stato — come spesso accade — accidentale. «Avevo già visto più di tremila bambine, nelle scuole, nei campi, per la strada, suscitando anche il sospetto di volerle rapire — ha raccontato il regista — poi, mentre in realtà stavamo cercando un ragazzo per un altro ruolo, ho incontrato Marina. Stava chiedendo l’elemosina perché la sua famiglia era poverissima, lei ha molti fratelli e suo padre veniva arrestato periodicamente dal regime perché musicista».